Sebbene una trattativa vera e propria non si sia ancora aperta, alcune imprese bergamasche hanno manifestato il proprio interessamento per una possibile acquisizione della Lavanderia industriale Fontanella srl di San Pellegrino Terme. L’azienda brembana, dichiarata fallita dal Tribunale di Bergamo lo scorso 16 settembre con la nomina a giudice delegato di Massimo Gaballo, era una delle realtà più importanti del settore a livello nazionale. Specializzata nel servizio di noleggio e della biancheria destinata a numerosi ristoranti, e case di riposo della Lombardia, l’azienda occupava 47 lavoratori, per i quali dal 30 agosto è stata aperta la procedura di Cassa integrazione straordinaria.

«Il valore dell’azienda – spiega il curatore fallimentare, Marco Crifò – è in fase di determinazione da parte del perito estimatore nominato dalla procedura fallimentare. Ad oggi, due aziende hanno manifestato interessamento per la prosecuzione dell’attività della Lavanderia Fontanella, ma le proposte non sono state ancora concretizzate. Si tratta di realtà entrambe con sede nella Bergamasca: una opera nello stesso settore della Lavanderia ed una in un settore ad essa complementare». La Lavanderia Fontanella, costituita nel 1963, è stata per molti anni una realtà industriale di primaria importanza in Valle Brembana. Alla base dell’insolvenza ha contribuito la crisi economica che ha colpito parte dei suoi clienti, l’inadeguata organizzazione dell’attività ed il forte debito nei confronti della Agenzia delle entrate a seguito di accertamenti fiscali sull’azienda legati ad incongruità relative agli studi di settore.

L’avviso di accertamento delle imposte relativo al periodo 2004 e notificato nel 2008 ha portato all’iscrizione a ruolo per imposte e sanzioni (per complessivi 1,15 milioni di euro) e alla conseguente procedura esecutiva avviata dall’Agenzia per la riscossione sul patrimonio della società, «paralizzando la tesoreria aziendale – sottolinea Crifò – in un momento di equilibrio finanziario già precario, precludendo la via della ristrutturazione dei debiti che era in corso con gli istituti di credito ed altri enti finanziatori». Per garantire un futuro all’azienda, qualora non si concretizzasse una vendita, potrebbero essere prese in considerazione anche proposte d’affitto. «Anche questa seconda opportunità – rimarca il curatore – garantirebbe il mantenimento della forza lavoro e la riattivazione dei macchinari, che diversamente si deteriorerebbero». Vanessa Bonacina

L’Eco di Bergamo

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