Più di una vacanza, un ritorno alle origini. Sono le ferie di Luigi Cattani e Lorna Pacchiana, due fidanzati che per il secondo anno consecutivo hanno deciso di trascorrere le ferie alle di Mezzeno, in compagnia e «al servizio» di Sperandio Colombo, allevatore e zio di Luigi. Che ha 36 anni, vive a Bergamo nel quartiere Valverde ed è impiegato come responsabile qualità in un’azienda metalmeccanica di Curnasco. Lorna, 28 anni, abita a Poscante di Zogno «da dove proveniva il Paci Paciana, Pacchiana come me» e lavora in un laboratorio odontotecnico di Almè. «Siamo fidanzati da quattro anni – spiegano – e l’idea di passare le ferie in baita a stretto contatto con mucche e formaggio ci è piaciuta da subito. Ci sono innanzitutto un legame di parentela e la necessità di un aiuto per lo zio, quando la mandria, circa 70 mucche, deve essere accudita nei pascoli alti e serve qualcuno a sbrigare le faccende alla baita di Mezzeno.

A rendere davvero rilassanti queste settimane in quota è però la serena quiete, i ritmi quotidiani a misura d’uomo». La figura carismatica è quella di Sperandio Colombo, 70 anni, una vita trascorsa fra i pascoli a monte di e Oltre il Colle dove c’è la stalla principale e dove vive in inverno con la moglie Gelsomina, che dà il nome all’azienda agricola. A Mezzeno si sale in auto, molti sono gli escursionisti che partono da qui verso i Laghi Gemelli, non disdegnando l’acquisto del prezioso Formai de’ Mut della baita che stramerita il Dop di cui si fregia. Il casaro che lavora il formaggio anche due volte al giorno, ha mani esperte a dispetto della giovane età: è Cristian, 34 anni, figlio di Sperandio. A completare lo staff c’è Marco Traini, collaboratore di 36 anni. Poi ci sono i fidanzati, che collaborano con entusiasmo. «Ho provato a mungere le mucche – spiega Lorna –, ma non posso dire di esserne capace. Zio Sperandio e Cristian rispettano il nostro essere in vacanza, non chiedono nulla e, anzi, ci offrono un contesto davvero bellissimo. La loro giornata inizia alle cinque per la mungitura e si conclude ben dopo il tramonto.

C’è stanchezza, ma hanno una serenità incredibile, invidiabile». «Ci rendiamo utili per sbrigare alcune faccende qui alla baita – aggiunge Luigi – e il lavoro non manca. Bisogna sistemare la legna, aiutare per i trasferimenti del bestiame dal pascolo alto della Baita delle Foppe. Ogni mattina c’è il rito delle forme da ribaltare, un lavoro non indifferente. Qualche volta aiuto Cristian nella salatura, ma solo nei compiti più facili». La civiltà tecnologica qui ai 1.600 metri di Mezzeno è davvero lontana, non fosse per i pannelli solari che forniscono un minimo di energia. «I cellulari sono muti, la televisione non c’è e anche la radio finisce per essere un fastidio. Per il resto lume di candela, acqua calda assicurata dal paiolo posto sul camino sempre acceso e tanta, tanta tranquillità».

Luigi e Lorna sono orgogliosi della scelta, consapevoli che la tranquillità dei monti è il collante ideale per gettare le basi di una futura famiglia. «Qualcuno dice che vivere le vacanze in un simile contesto, sempre fianco a fianco, è una sorta di prova del nove. Noi apprezziamo tantissimo la possibilità di dialogare, di spegnere davvero il cervello e tutti i led che illuminano il quotidiano fatto di frenesia e frastuono». Si finisce per parlare del controllo qualità, che fa parte del quotidiano di Luigi e degli scheletrati per protesi dentarie che riempiono le giornate di Lorna.

C’è attenzione responsabile per il lavoro, consapevolezza che al giorno d’oggi è davvero difficile staccare la spina, tornare davvero alle «cose di una volta», il vero segreto del formaggio dello zio Sperandio. «Saremmo tentati a volte – aggiunge Luigi – di dare suggerimenti per la tecnologia o la vendita, ma ci accorgiamo che è molto, molto di più che quello che possiamo ricevere in umanità e benessere rispetto a quanto potremmo offrire».

L’Eco di Bergamo

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