Dall’Università di Pavia la conferma: Un esemplare di plantigrado è arrivato dalle Alpi. l passato, quello in cui il versante bergamasco delle Orobie era abitato da centinaia di orsi e lupi, non tornerà tanto facilmente. Nelle vallate però nell’ultimo decennio sono ricomparsi alcuni esemplari dei predatori che ancora oggi vivono nella fantasia popolare. Attualmente sui monti bergamaschi vivrebbero almeno un orso, diverso dal famoso Jj5, e un piccolo numero di lupi. È quello che afferma Alberto Moriggi, ricercatore del dipartimento di Biologia animale dell’Università di Pavia. L’esperto ha partecipato agli incontri dedicati a flora e fauna selvatica, organizzati dal Parco delle Orobie a Rovetta e .

L’anno e mezzo passato sulle Orobie dall’orso bruno Jj5 si è concluso nella passata stagione estiva, quando il plantigrado è riuscito a trovare la strada per tornare alle montagne sulle quali era nato, quelle del parco Adamello- Brenta in Trentino. Ora però un altro esemplare, stando a segnalazioni ed esami di laboratorio, vivrebbe a nord delle Orobie, con alcuni sconfinamenti in . Si tratta evidentemente di un animale meno abituato di Jj5 ad avvicinarsi ai centri abitati, dunque di meno difficile gestione. Lo dice la mancanza di notizie di stragi di pecore e galline, di cui si era reso costantemente autore Jj5, provocando nervosismo e intenzioni omicide da parte degli allevatori delle
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«Non abbiate paura» I lupi, a loro volta, sono che tendono a evitare i centri abitati. Sulle Orobie sono tornati ormai da diversi anni, come ricostruisce Moriggi: «La prima ad essere interessata dalla ricolonizzazione dei lupi è stata la Valseriana, dove già nel 2000 sono stati ritrovati segni di presenza certi di 2-3 esemplari. Attualmente la presenza del lupo è incentrata nella parte centroorientale Parco delle Orobie». Il ritorno di questo tipo di in zone che, rispetto a un secolo fa, sono molto più urbanizzate, può creare problemi di convivenza fino, appunto, a tentativi di abbattere i predatori per evitare danni agli allevamenti o alle .

Il presidente del invita a non averne paura: «Avere timore di questi predatori è comprensibile, specialmente all’interno di un contesto culturale come il nostro dove hanno sempre giocato il ruolo dei cattivi. In realtà difficilmente si avvicinano all’uomo, tanto da prediligere zone molto tranquille, lontane dai circuiti turistici e dai percorsi escursionistici. Preoccupazioni più fondate sono quelle dei cacciatori e degli allevatori, ma l’elevata produttività dell’ecosistema offre la possibilità concreta di una convivenza pacifica tra zootecnia, attività venatoria e predatori

Simone Bianco – DNEWS