Val TaleggioUna sosta al silter per la degustazione guidata
Piccoli musei dell’arte casearia, vivi ed accoglienti, per il turista gastronomo

La prima cantinetta dei formaggi realizzata in Val Taleggio, il «silter» secondo l’antica definizione dialettale ancora oggi in uso tra gli abitanti della valle, è stata presentata pochi giorni fa in occasione dell’incontro organizzato dai Comuni di Taleggio e Vedeseta per fare il punto della situazione del progetto (ben più ampio e articolato, sostenuto dalla Regione Lombardia con il contributo della Fondazione Cariplo) dell’Ecomuseo. Sono stati gli Arnoldi di Peghera, già ben attrezzati per ricevere gli ospiti, a fare da apripista alla nascita di un nuovo modo di intendere il «silter», non più luogo chiuso e privato, deputato esclusivamente alla stagionatura dei formaggi, bensì ambiente accogliente ed aperto alla degustazione guidata ed alla vendita dei formaggi.  

Al bando emanato dai comuni interessati sostenuto finanziariamente anche dalla Camera di Commercio di Bergamo, hanno risposto una mezza dozzina di attività dislocate in maniera omogenea su tutto il territorio della valle. Il servizio sarà attivato il prossimo autunno (su prenotazione) mentre per l’estate del 2008 si prevede l’apertura garantita almeno nei fine settimana. «Un tempo - dicono Marianna Pezzoli ed Alberto Mazzoleni, rispettivamente sindaco di Vedeseta e Taleggio - tutte le case della valle avevano un silter. Anzi molto spesso la scelta del luogo dove edificarle e l’architettura dello stabile ruotavano proprio attorno ad esso, alla possibilità di costruirlo nella migliore configurazione. Malgrado i cambiamenti avvenuti dal dopoguerra fino ai giorni nostri, non sono poche le abitazioni che dispongono ancora oggi se non di un silter vero e proprio, almeno di locali che con qualche intervento specifico potevano essere recuperati all’originaria destinazione. Si trattava di rimetterli in funzione tenendo conto delle normative attuali, dell’evoluzione delle esigenze e del gusto della gente per trasformarli in pratica in piccoli musei dell’arte casearia, vivi ed accoglienti. In un’atmosfera casalinga, senza grandi pretese ma calorosa, didattica ma conviviale, il turista gastronomo verrà accompagnato in un percorso di degustazione che gli faccia assaporare insieme alla qualità dei formaggi anche quella della vita in valle». Quindi il silter inteso come una dispensa piena di cose buone da mangiare ma anche da pensare, simbiosi e rappresentazione della cultura contadina.

Un nuovo modo di sviluppare il concetto di ospitalità ed accoglienza Noi vorremmo che chi fa una sosta al silter avesse la percezione di vivere un momento vero e formativo, non forzato e virtuale. L’auspicio è che insieme ad un pezzo di formaggio l’ospite porti con sé in città un ricordo indelebile dell’ospitalità della nostra gente. Un piccolo passo, ce ne rendiamo conto, ma che potrebbe essere significativo e fungere da volano per altre iniziative che valorizzino quella che grazie all’operosità ed alla tenacia delle famiglie storicamente legate al settore continua ad essere la principale risorsa della valle, la produzione e la stagionatura dei formaggi.

L’Eco di Bergamo - 29/07/2007