davide-calviMoio De’ Calvi – E’ sempre il sindaco a estrarre i premi della tombola d’agosto a Moio de’ Calvi, per regolamento. Il regolamento cambiò una volta sola, quando il sindaco, dal 2004 al 2009, era temporaneamente diventato vicesindaco, per via del limite ai mandati consecutivi. È il sindaco a dare il benvenuto alla festa degli . Il sindaco a tener d’occhio ogni pietra e foglia del comune. Il sindaco in questione è Davide Calvi che mercoledì ha festeggiato i 50 anni dal giorno in cui, a 23 anni, ha messo piede in Comune come membro della commissione edilizia. Per poi diventare, tre anni dopo, consigliere comunale e nel 1975 assessore del sindaco Francesco Balestra. Dal 1976 sindaco per sempre, e siamo al settimo mandato. La ricetta di tanta longevità sta nella passione e in un certo pragmatismo imparato alla durissima scuola della montagna.

«Le tessere non contano, conta chi ha voglia di lavorare». Che vuol dire pescare per le Giunte «le persone adatte» e, sussurra qualcuno, avere in tasca più di una tessera, secondo i tempi e le circostanze. Basta, appunto, che sia utile a Moio. Sostanzialmente, si lavora ai suoi ordini, ma chi può non stimare una persona che da sempre ha rinunciato all’indennità di carica («tengo solo il rimborso spese») e che per i suoi concittadini si improvvisa avvocato, fattorino, tutto: «La mia soddisfazione è tenere unite le persone e tenerle qui. Il mio cruccio è che per Moio ho trascurato la famiglia». Il segreto di tanto attaccamento sta forse nel prezzo che vivere in questi luoghi gli ha richiesto. «Sono nato nel 1939, i miei eran contadini – racconta – e fra i miei ricordi c’è l’erba da andare a tagliare sul Torracchio. Col falcetto, perché veniva su dal sottobosco. Ma per le bestie d’inverno era preziosa anche quella». Poi la scuola, dove la maestra si accorge che è molto miope, ma i È soldi per gli occhiali ci sono a fatica.

Elementari in una pluriclasse, poi i tre anni dell’avviamento a . A piedi, d’inverno, con gli zoccoli. Continuare a studiare è un sogno. A tredici anni comincia a lavorare come manovale e come boscaiolo. Segue con determinazione i corsi serali e domenicali: operatore contabile, dattilografo, contabilità meccanizzata. Sono gli anni Cinquanta, la montagna è ancora povera. «Avevo cominciato a interessarmi del Comune verso i diciott’anni » (dice proprio così, del Comune, non di politica) «allora si diventava maggiorenni a 21». Quando diventa sindaco, la prima cosa che fa è chiudere la pluriclasse e istituire il servizio di trasporto gratuito verso le scuole di Piazza e Valnegra: «Una scuola più grande è una scuola migliore». Più tardi convincerà l’amministrazione a pagare l’abbonamento del pullman ai ragazzi che frequentano le superiori. Intanto si è trasferito per lavoro a e poi a Bergamo, 25 anni in un’azienda e altri dieci all’Associazione Artigiani.

Ogni settimana un giretto in Provincia a controllare delibere e bandi, ogni mattina la lettura della Gazzetta Ufficiale alla ricerca di fondi. «I piccoli comuni devono avere servizi ritagliati sulle loro esigenze, poco ma tutto ». Così ha mantenuto posta e cabina telefonica (le tv nazionali impazzivano), trasformato la scuola vuota in bar pizzeria (dove
gioca a scopa in coppia con Domenico, una sorta di psicodramma collettivo), dato le aule vuote del Comune alle associazioni del paese, sistemato e affittato per una cifra simbolica l’unico negozio purché serva anche come puntomedicinali per gli anziani. L’asilo vuoto è stato trasformato in alloggi a edilizia popolare e l’ultima trovata sono gli alberi di mele sui terreni inattivi: 190 soci, 30.000 alberi, recupero delle varietà autoctone, vendita diretta di mele e piccoli frutti per chi va a Moio.

La battaglia campale del sindaco Calvi è l’acqua. Nella forma della tassa di concessione delle fonti , che pagano alla Regione meno di quanto gli abitanti di Moio paghino l’acqua dell’acquedotto. E il Bim, il bacino imbrifero «che si mangia i fondi della centrale idroelettrica dell’Enel, un milione e cinquantamila euro, 450.000 dalla sola
centrale di Moio e ai Comuni restituisce le briciole. Per dire: i famosi 100.000 euro al centro anziani don Palla non sono soldi del Bim, ma che il Bim deve pagare ai Comuni e che i Comuni hanno deciso di usare per sostenere la Rsa». Con il Bim c’è anche una causa legale intentata contro il Comune dopo che il sindaco ha speso 20 mila euro per mettere in sicurezza la d’accesso alla centrale, se n’è visti tornare la metà e quindi si è autoridotto la quota da pagare all’Enel per l’elettrificazione degli sul Torracchio. Moio è stato anche il primo Comune ad avviare pratiche per creare una centralina idroelettrica di ultima generazione. L’Imu è al 4 per i residenti, al 9 per le seconde case. Il bilancio è in pareggio, si spera in un’iniezione di 250.000 euro dall’Ici arretrata della centrale Enel. «Siam qua fermi – dice Calvi – eliminassero gli enti inutili, ce la caveremmo benissimo razionalizzando i servizi con la ».

Susanna Pesenti – L’Eco di Bergamo