Come nel 2006 si è trasformata in un’enorme stalattite gelata di 50 metri. Ribattezzata col nome di Damocle. Scalatori da Svizzera e Valle d’Aosta. Valleve – Damocle di ghiaccio è tornato. Come una spada affilata, pronto per lanciare una nuova sfida agli ice-climber, dall’alto dei suoi 50 metri di gelido cristallo. Damocle è la maestosa cascata ghiacciata che scende da un anfiteatro roccioso del monte , a Valleve, in alta Valle (vi si accede raggiungendo Cambrembo e proseguendo per una decina di minuti di sentiero).

Un’enorme stalattite che si forma raramente, solo in particolari condizioni climatiche. Un sogno di ghiaccio per gli «uomini ragno», avveratosi le ultime due volte nel 2000, quando venne scalata la prima volta da Simone Moro, e poi nel 2006 (scalata da Yuri Parimbelli).

Da pochi giorni la magia della lancia ghiacciata si è rimaterializzata: la grande candela ha toccato terra, fino a formare un blocco unico e consentire agli ice-climber di essere presa «d’assalto»: con il passa parola via Internet (vedi il sito www.on-ice.it) sono arrivati dalla Valle d’Aosta e dalla Svizzera, perché Damocle è considerata un po’ la cascata regina delle Orobie (oggi, tra l’altro, alla Conca dell’Alben, per gli appassionati è in programma una gara a ricordo di Roby Piantoni).

La sua particolarità? Non essere attaccata alla roccia, ma formare una sorta di spada affilata libera sui quattro lati, circondata solo dall’aria. I dati tecnici per gli esperti: ha un dislivello di circa 50 metri (da 1.300 a 1.350 di quota), grado «6+» di difficoltà ed esposizione a Nord Est.

Tra i primi a sfidarla quest’anno Gerry Bettinelli, 44 anni, operaio di Ubiale , appassionato di e di montagna, frequentatore, in inverno, delle classiche cascate ghiacciate , a , e Valtorta. Ma, come tanti climber, col sogno nel cassetto di provare ad arrampicare Damocle almeno una volta nella vita. Cosa che gli è riuscita domenica scorsa, 7 febbraio.

«Dopo aver dato un’occhiata alla consistenza della colata il giorno prima – dice Bettinelli – ho affrontato la salita verso le 8,30. Essendo stato uno dei primissimi a salirla quest’anno, forse il secondo, di sicuro il primo bergamasco, dovevo avere la massima attenzione. A metà cascata, infatti, ho trovato una crepa trasversale di assestamento di circa tre centimetri e poi acqua all’interno del tronco della cascata. Ho chiodato di più, proprio perché l’acqua all’interno mi sembrava tanta. È una salita che sognavo e ora si è finalmente realizzata».

Un’ora e mezza per conquistare la di Damocle. Qui la famosa «spada di Damocle» è un po’ il rischio che si corre affrontando la salita, sicuramente molto impegnativa e con tutti i pericoli di una cascata magari non perfettamente ghiacciata. «Ma arrivare in è un’emozione indescrivibile», conclude Gerry.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

LE IMMAGINI DELLA SPADA DI DAMOCLE (15-02-2010)
Dal Forum della Valle Brembana: Alpinismo, arrampicare in Valle Brembana
www.valbrembanaweb.it/cai_piazza/annuario/2005/damocle/damocle.html

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