Dall’America a Serina per amore ora faccio l’allevatrice
Serina Articolo letto da 264 Utenti - Pubblicato il 16 Novembre 2007Impiegata di 43 anni di Cleveland (Ohio) ha lasciato tutto: «Vivevo in un sobborgo, qui è il paradiso». Lei, la vera America l’ha scoperta a Valpiana di Serina, circondata dai profili dell’Alben e dell’Arera, a mille metri di quota, tra i pascoli e il sapore del latte appena munto. Nata e cresciuta nei sobborghi di Cleveland, città dello Stato americano dell’Ohio, Linda Velotta, oggi 43 anni, a Serina ha trovato l’amore della sua vita e il lavoro. Come allevatrice di mucche. Negli States faceva l’impiegata in un ufficio medico, oggi, invece, è titolare di un’azienda agricola, attività che conduce insieme al marito Giovanni Carrara.
«Qui sono felice – dice in un italiano che risente ancora della lingua americana –, ho un marito che mi vuole bene, due figli stupendi e un lavoro che mi piace. Vivevo nella periferia di una grande città , con altri ritmi e altri modi di vivere. Dopo aver conosciuto il mio futuro marito, l’idea del cambiamento, di provare un mondo nuovo mi attirava. Così oggi sono qui, e non sono certo pentita». Americana di nascita, in realtà Linda ha sangue molisano. La sua storia di emigrante «al contrario», infatti, inizia negli anni Cinquanta, quando papà Francesco e mamma Evelina, da Campobasso attraversano l’oceano in cerca di lavoro. E Linda nasce e cresce in America, a Cleveland. Studia in un liceo e poi segue un corso per impiegata in un ufficio medico. Così fino al 1998, quando, all’età , di 34 anni, arriva a Serina per visitare un’amica Maria Barile, cugina della mamma, che in valle si era sposata e aveva messo su famiglia. E lì arriva il «colpo di fulmine», per il futuro marito e per il paese.
«Il giorno che la vidi la prima volta – racconta Giovanni, conosciuto col soprannome di Morete, anche lui allora trentaquattrenne – ricordo che stavo lavorando nella stalla. Fu Maria, che già conoscevo, a farmi conoscere Linda. Molto semplicemente ci piacemmo. Lei rimase a Serina un mese, tornò qualche tempo in America dai genitori e poi di nuovo qua. Quindi decidemmo di sposarci». E il 16 gennaio dell’anno dopo - è il 1999 - Giovanni e Linda pronunciano il loro sì all’altare, nella chiesa di Valpiana. Per Linda è anche un sì a una vita in un mondo completamente nuovo. Lascia il lavoro come assistente-medico e inizia a fare la mamma.
Subito, infatti, nascono Valeria, oggi 8 anni, e Michael, 7. Allora l’azienda agricola è ancora nelle mani di Michele, il papà di Giovanni, che continua l’attività di sempre della famiglia. Giovanni, invece, è tornitore in uno stabilimento di Bracca. Finché nel 2004 Michele dice di voler abbandonare l’allevamento. Giovanni e Linda, a questo punto, decidono di prendere in mano l’azienda. Lui curerà le mucche la mattina e la sera, prima di partire e a conclusione del lavoro da operaio; lei, divenuta titolare, curando le pratiche burocratiche, le vendite, ma anche sistemando la stalla, facendo le pulizie, organizzando la raccolta del latte. Per Giovanni la giornata inizia poco prima delle sei. Va alla stalla per mungere, ancora a mano. Ha una ventina di mucche e ogni giorno ricava circa 120 litri di latte.
«È il latte con cui sono cresciuti anche i nostri figli – dicono Giovanni e Linda –. Nei primi mesi bevevano quello in polvere, ma avevano sempre problemi. Dai sei mesi di età abbiamo iniziato a dargli latte di mucca appena munto e sono cresciuti sani». La sera, dopo il turno di lavoro, Giovanni è di nuovo alla stalla per mungere, fino alle 20,30. Così per 365 giorni all’anno, perché le mucche vanno sempre munte, altrimenti rischiano di ammalarsi. Le vacanze? Come accade a molti allevatori, non ce ne sono, ma Giovanni e Linda non sentono poi tanto bisogno di ferie. «Per me è un modo per rilassarmi dal lavoro in fabbrica – dice Giovanni –.
Di ferie e mare ha bisogno chi è stanco o stressato. Così noi rimaniamo a casa». E Linda? «Il mio lavoro non è pesante e mi piace – dice –. Io, peraltro, non conosco molto questa attività . Quindi mi occupo più di altri aspetti: faccio il fieno d’estate, preparo i bidoni per la raccolta del latte e li sistemo nel freezer». «È diventata una perfetta contadina – aggiunge il marito Giovanni –. È precisa, tiene tutto in ordine e pulito. Di meglio non si può proprio chiedere a chi aveva vissuto sempre in città ».
E poi aggiunge raccontando ancora della moglie: «Ricordo, appena arrivata a Serina, che mi raccontava della periferia di Cleveland, una città forse troppo pericolosa per lei. Qui, al confronto, era il paradiso». Il futuro dell’azienda Carrara è nelle mani anche di Linda e poi lo sarà , probabilmente, del piccolo Michael, già oggi appassionatissimo del lavoro del padre. Ma Giovanni non vede all’orizzonte un futuro così roseo per la categoria. «Oggi le difficoltà sono tante – dice –. Se, insieme a mia moglie, ho deciso di continuare il lavoro che fu di mio bisnonno, di mio nonno e di mio padre, è solo per passione. Non certo per i guadagni. Gli aiuti economici sono pochi; troppa, invece, la burocrazia e la concorrenza delle grandi aziende. I giovani che vogliono continuare e fare sacrifici non ci sono e, se per qualche giorno, si hanno altri impegni, non trovi nessuno che ti possa sostituire. Purtroppo, di questo passo, la montagna sarà sempre più abbandonata». Anche per questo nasce la festa che inizia stasera a Serina: per difendere gli allevatori e gli agricoltori, per difendere, in fin dei conti, la montagna e i suoi abitanti.
Giovanni Ghisalberti - L’Eco di Bergamo
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Inserito il 4 Gennaio 2008 alle ore 16:12 CET
Serina… invidio tanto la vida que has escogido!..me pregunto cada dìa què hacer con la mìa? y creo que es exactamente la has logrado hacer tù,sòlo que a 45 anos no estoy segura de ser capà z.Tantìsimas felicidades te deseo con todo mi corazòn.