Alta Brembana – Se l’alta Brembana si spopola e i giovani se ne vanno c’è chi, giovane, in alta Brembana, dall’hinterland di Milano, è venuto ad abitarci, alla ricerca di una vita meno caotica, più tranquilla e a misura d’uomo. E, sorpresa, afferma pure che i servizi, rispetto alla grande città metropolitana, sono anche più veloci ed efficienti. Moreno Alberti, 37 anni, libero professionista nel settore giudiziario, e Silvia Morale, 37 anni, ristoratrice, entrambi originari del Milanese, sono arrivati a Piazzatorre nel 2001, quando non avevano ancora trent’anni.

«Abbiamo conosciuto tramite mia sorella – dice Silvia – che ha una casa di villeggiatura ad . Io e mio marito, che per diverso tempo ha praticato anche sci agonistico, abbiamo sempre amato la e cercavamo un paese tranquillo dove poterci trasferire. Piazzatorre ci è piaciuta, così, l’anno dopo il nostro matrimonio, abbiamo comprato casa».

E il lavoro? «Continuiamo a fare i pendolari tra Piazzatorre, Milano e Uboldo, nel Varesotto, dove io e mia sorella gestiamo un ristorante-pizzeria – prosegue Silvia – ma non ci pesa. Siamo abituati a viaggiare e a spostarci. Spesso partiamo la mattina alle 7 e rientriamo dopo mezzanotte. Insieme ai tre figli. E in genere, siamo a Piazzatorre tre o quattro giorni alla settimana». Perché con Silvia e Moreno ci sono anche Ivan Fox, 5 anni e nove mesi, Mia, tre anni e, ultimo arrivato lo scorso settembre (anche unico nato nel 2009 di Piazzatorre) Ethan. «Probabilmente, dal prossimo anno, con l’inizio della scuola per i figli, lascerò il lavoro al ristorante – continua Silvia – e mi dedicherò tempo pieno a fare la mamma». Cosa manca a Piazzatorre? «I servizi in valle ci sono – continua –. Io che ero abituata alla città, al confronto qui trovo risposte veloci e servizi efficienti, per la scuola come per la sanità. Quello che, invece, manca al paese è lo : speriamo che il progetto di cui si parla da tempo possa andare in porto».

Anche Annalisa Nullo, 29 anni, impiegata a Bergamo e mamma del piccolo Claudio, l’unico nato lo scorso anno a , non cambierebbe per nulla la sua vita di oggi, nella casa che fu del nonno a Fondra, con quella di Cinisello Balsamo, nel Milanese, dove abitava fino al 2008. Da un anno vive con il suo compagno (convoleranno a nozze presto) Nicola Midali, 30 anni, operaio in una cava di Branzi. «Sono scappata volentieri da Cinisello – dice Annalisa –. La città è ormai invivibile. Qui il paese è a misura d’uomo, si può uscire la sera senza paura e per i bambini è ideale».

Diverso, spesso, il punto di vista sulla montagna di chi ci vive da quando era e, magari, non ha mai vissuto in città. A , la famiglia di Antonio Ruffoni, 39 anni, da 25 scavatorista per un’impresa di Olmo al , è l’unica che nel 2009 ha avuto un bambino (Alessandro, nato lo scorso agosto). È il secondo figlio, dopo Samantha, 2 anni e mezzo, avuti dalla moglie Maria Rosa Regazzoni. Ma per lui, vivere in montagna, non è così idilliaco come sostiene la famiglia proveniente dal Milanese. «Politici e amministratori sbandierano tanto gli aiuti alla montagna – dice Antonio – ma qui non se ne vedono proprio e le difficoltà sono tante. Per costruire casa ci ho impiegato quattro anni e mezzo: colpa della burocrazia. La scuola fortunatamente c’è ancora, ma con i pochi bambini che la frequentano fino a quando resterà aperta?».

L’Eco di Bergamo

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