strada-priulaAlbano Marcarini ripercorre in una guida lo storico itinerario. Foto, mappe e note alla scoperta del territorio fino a Morbegno. La prima volta che ha percorso a piedi l’intera Strada Priula, da Bergamo a Morbegno, in , è stato nel 1989. Sull’itinerario della storica via c’è poi tornato più volte fin quando non è maturata l’idea di realizzare una guida. Ma non nello stile tradizionale, bensì «tastando» continuamente il territorio con accurati sopralluoghi. L’autore della guida – che sarà presentata stasera alle 21 al Palamonti: ultima tappa di un percorso propositivo iniziato ad Albaredo, sul versante valtellinese, e poi a – è Albano Marcarini, sostenitore del «viaggio dolce».

Un itinerario da percorrere senza fretta
Proprio all’insegna del «viaggio dolce» sono le numerose pubblicazioni sulle quali Marcarini, urbanista e cartografo, ha posto la propria firma. Guide accuratissime accompagnate da disegni (il suo stile è inconfondibile), , mappe (pure dallo stile inconfondibile), piacevoli note, con cui invita ad andare alla scoperta del territorio e della sua storia nel modo più tradizionale: a piedi, senza aver fretta. Propone anche percorsi in bicicletta (è pure sostenitore del treno, soprattutto ricorrendo alle linee meno conosciute), ma mettere un passo dopo l’altro è il modo migliore per rendere indimenticabile un viaggio. Alla Priula Albano Marcarini aveva dedicato una guida già 15 anni or sono. L’attuale pubblicazione (La Priula e la Via Mercatorum – Lyasis Edizioni, 143 pagine, euro 14) è molto più ampia e ricca di illustrazioni e di approfondimenti. Prende in considerazione un altro storico itinerario: la Via Mercatorum, percorsa da carovane e viandanti da tempo immemorabile prima di essere soppiantata dalla fatta costruire dal rettore veneto Alvise Priuli.

Fu una via importante, come confermano testimonianze di grande interesse dalla via porticata nel borgo medievale di a quella di Averara, tappa inevitabile per chi doveva percorrere la Val Mora per superare le attraverso il passo di San Marco (che prima della Priula veniva chiamato Giogo). La descrizione dell’itinerario della Priula, tappa dopo tappa,è preceduta da un’introduzione molto interessante sulla storia della strada, con capitoli dedicati alla sua costruzione assieme al ruolo ha avuto dalla stessa nell’economia locale, agli aspetti naturali e paesaggistici del territorio attraversato. Non mancano indicazioni pratiche: dal periodo in cui mettersi in viaggio all’attrezzatura, all’alloggio e anche al modo migliore di usare la guida (le tracce Gps della Priula sono scaricabili da www.vasentiero.it, un sito curato da Marcarini).

Partenza dalla colonna di San Lorenzo
Ed eccoci in viaggio, a partire da Bergamo alta. Se molti bergamaschi possono immaginare che la porta San Lorenzo (Garibaldi) fosse all’inizio della nuova strada aperta pochi anni dopo la costruzione delle mura venete, forse a pochi è noto che le distanze lungo la Priula venivano misurate partendo dalla colonna, un po’ appartata, nei pressi della chiesa di San Lorenzo. Da buon camminatore, e anche cicloturista, Marcarini invita a prendere la pista ciclabile che passa nei pressi della chiesa di Valverde e procedere per un itinerario nel verde fino a Sombreno e a . Da qui, suggerendo sempre di evitare le vie più trafficate, proseguire per Villa d’Almè, dove il viandante deve affrontare una seconda impegnativa tappa per entrare nel cuore della Valle Imagna. Salvo che non voglia prendere un autobus di linea, il viandante dovrebbe affrontare un tratto di strada molto esposto e pericoloso.

procedere per itinerari alternativi: di monte passando per i Prati Parini e da qui a Sedrina e al celebre incrocio di ponti, oppure stando un po’ più bassi, sempre per monte ma transitando anche per Botta. Altro percorso alternativo dai ponti di Sedrina, sempre per evitare il traffico di fondovalle (la provinciale insiste comunque sull’antico percorso della Priula): si sale alla Meneghina e si prosegue per Inzogno, fino ad arrivare a . Abbiamo citato alcune parti dell’itinerario studiato da Marcarini, il quale nella sua guida è sempre molto attento alle opportunità offerte da vie secondarie, sentieri e mulattiere. Senza trascurare altre opportunità e varianti: come la Strada Taverna e una visita a Cornello dei Tasso per approfondire la conoscenza del territorio, scovandone una ad una le bellezze. Naturalmente la meta principale resta il passo di San Marco, ricco di storia e di bellissime vedute. Ma non è finita. Dal passo ci sono ancora due tappe: Albaredo per San Marco e, infine, Morbegno, dove il bel ponte sull’Adda dava accesso al versante retico della Valtellina: la porta per il cuore dell’Europa.

Pino Capellini – L’Eco di Bergamo

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