Cusio – L’idea ci era venuta pochi giorni prima, ma pensandoci bene sembrava irrealizzabile data la lontananza della . Avevamo già fatto diverse cime partendo da in bicicletta, ad esempio Pizzo Redorta e , sempre in giornata; ma questa ci sembrava la più distante. La mattina di sabato, mentre tornavo dalla stalla, mi si presenta l’amico Silvio che mi dice: “allora andiamo?” Sono stato un po’ titubante, perché la gita non l’avevo programmata, ma in certe occasioni non si può dire di no. Preparo lo zainetto e alle 8 iniziamo a pedalare diretti al Colle della Maddalena, la giornata si presentava stupenda e dal Colle si vede bene anche la vetta del Grignone; dico a Silvio: “sai che è un po’ lontana?!”.

Dopo una breve discesa passiamo attraverso l’antico borgo del Cesur e ricominciamo a salire la sterrata passando ai piedi della Valle d’Inferno, Colle Dudello e Pigolota, poi giù veloci verso Valtorta. Lì ci aspetta un’altra salita che ci porta a Ceresola e poi in cima ai …siamo ormai in Provincia di Lecco. La montagna ci appare enorme davanti a noi e anche un po’ più vicina. Iniziamo la discesa che ci porta a , molto lunga e ripida con un fondo molto sconnesso (questa al ritorno, salendo, ci farà sudare molto). Arrivati a facciamo la scorta d’acqua nel bel centro paese, in una fontana antica, e ci dirigiamo con le nostre biciclette verso Pasturo, dove con una lunga salita, ma bella e regolare, arriviamo alle 11.50 in località Pialeral (1.400 metri). Siamo ai piedi della Grigna, mangiamo qualcosa e ci incamminiamo verso la vetta, non prima di aver cambiato le scarpe. è stupendo, tra la gente che scende noi invece di buon passo saliamo lungo la via normale e alle 13.05 siamo in vetta al Grignone. Ci incamminiamo verso la discesa sul sentiero invernale che ci porta dritti dove avevamo lasciato le nostre biciclette.

Di nuovo cambio scarpe e giù in picchiata per la lunga discesa che ci riporta a Pasturo; da lì percorriamo un tratto di statale fino al bivio per Barzio, dove ci fermiamo cinque minuti a mangiare un buon gelato e a riempire le borracce. Arrivati al piazzale della cabinovia, inizia la strada sterrata che porta ai Piani di Bobbio: all’inizio, per circa due chilometri, è una mulattiera con fondo di sassi tutti scomposti, le pendenze sono aspre (anche perché abbiamo già 3.000 metri di salita nelle gambe) e dico: “abbiamo sudato non poco!”. Ad un certo punto la strada spiana, ma è solo una illusione: le pendenze si fanno proibitive e non c’è altro da fare che scendere e spingere la bici…  questo avviene per tre/quattro volte.

Pedalata dopo pedalata arriviamo in cima ai Piani di Bobbio abbastanza provati, indossiamo le mantelline e via verso Ceresola, dove ci gustiamo un buon caffè, ma dopo pochi minuti ci rimettiamo di nuovo in sella. Giunti a Valtorta ci guardiamo negli occhi perché ci aspetta un’altra gatta da pelare: la temuta salita della Costa di Valtorta. Per consolarci dico a Silvio: “questa non è niente in confronto alla salita di Barzio!”; pedalando ancora bene arriviamo a Pigolota, dove iniziamo la discesa, e dopo dieci minuti circa arriviamo al Cesur di .

Di nuovo cambio di rapporto per affrontare l’ultima salita che ci porta al Colle della Maddalena, e via in picchiata verso Cusio, dove è iniziata la nostra avventura. Sono le 18.30, stanchi ma contenti, dopo 93 kilometri di bicicletta, 4.800 metri di dislivello in salita e 2.30 ore di cammino. Felicissimi per aver terminato questa avventura, magari un po’ folle ma originale e soprattutto rispettosa per l’ambiente.

Ezio Rovelli – Silvio Paleni – Tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle

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