Cornalba – In una mattina nebbiosa di novembre in Val Serina, il reparto di militi fascisti fermò la corriera, perquisì i viaggiatori. Vennero riconosciuti tre partigiani che furono uccisi sul posto, lì, sulla strada. Fu l’inizio della strage. Era il 25 novembre 1944, una giornata tragica che si concluse con la morte di quindici partigiani. Quel giorno passò alla storia come il giorno dell’eccidio di . Dal 1945, ogni anno, i partigiani bergamaschi risalgono la valle e arrivano al paese e porgono il loro omaggio ai caduti di quel giorno. Anche quest’anno. Il ritrovo è per domenica alle 8.30 al palazzetto dello sport di Bergamo dove si formerà un gruppo di auto che risaliranno la Valle e sosteranno in raccoglimento alle lapidi dei partigiani caduti a , Ambra, Algua e Rosolo. Alle 10,15 a Cornalba verrà celebrata la Messa in suffragio dei partigiani scomparsi; alle 11 Gaspare Grassa del comitato nazionale dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, terrà un discorso.

Quindi il gruppo si sposterà a e porterà il suo saluto ai tre partigiani russi che morirono sempre quel giorno di sessantacinque anni orsono. Dice Salvo Parigi, presidente dell’Anpi di Bergamo: «È importante mantenere viva la memoria di quei giorni perché non sono momenti a se stanti, perché da quelle idee che portarono anche a quel sacrificio è stato possibile edificare una nuova Italia, un paese democratico, più giusto, un paese di pace».

E Parigi ricorda quella vicenda lontana, vicenda di guerra, di terrore, di rabbia, di morte. «Era la mattina, verso le 7.30, una colonna della compagnia Op di Bergamo della Repubblica Socaile al comando del tristemente noto capitano Aldo Resmini, iniziò un rastrellamento a caccia di partigiani. Erano cinquanta militi. Appena prima di Rosolo incrociarono due corriere, le fermarono; sulla seconda identificarono i partigiani Giuseppe Biava, Barnaba Chiesa e Antonio . Li uccisero sul posto. Poi la colonna proseguì dividendosi in due tronconi. Il primo gruppo di rastrellatori raggiunse la piazza di Cronalba, una mitraglia venne piazzata su un prato, un’altra, una seconda, micidiale, sul campanile della chiesa. Vennero utilizzati anche dei mortai. Giovani e partigiani del paese fuggivano sulle pendici spoglie dell’Alben, facilmente visibili, ormai bersagli mobili. Vennero feriti mortalmente Pietro Cornetti, Battista Mancuso e Giuseppe Maffi. Mentre si continuava a sparare venne catturato il partigiano Franco Cortinovis che fu portato in piazza, malmenato, interrogato e ucciso sul posto. Alle 10 venne dato il «cessate il fuoco», iniziò il rastrellamento vero e proprio risalendo i prati: vennero fatti prigionieri Luigi Maver, Egidio Bianchi, Luigi Carrara, Callisto Sguazzi “Peter”. Peter venne subito assassinato. Maver, Egidio Bianchi, Giovanni Bianchi e Lorenzo Carrara vennero riconosciuto collaboratori dei partigiani e portati a Bergamo, torturati e incarcerati. Lorenzo Carrara morì per le torture subite. Una settimana dopo, nuovo rastrellamento: morì il partigiano Celestino Gervasoni. In una vennero sorpresi e uccisi tre partigiani di nazionalità russa chiamati Carlo, Michele e Angelo e un partigiano di soli diciassette anni, Mario Ghirlandetti. In totale morirono quindici partigiani. Nessuna vittima ci fu nella parte avversaria. Per il movimento partigiano fu un colpo durissimo».

Racconta Parigi che i cadaveri vennero raccolti dopo che i fascisti se ne furono andati, dagli stessi partigiani e che la prima commemorazione venne effettuata nell’aprile del 1945 quando la guerra non era ancora finita. Dice Parigi: «Fu uno dei sacrifici più importanti nella nostra lotta per la libertà». La cerimonia di domenica sarà anticipato domani alle 10 dall’incontro di Salvo Parigi con i ragazzi delle scuole medie nel cineteatro Il Portico di Serina.

L’Eco di Bergamo