La crisi ha lasciato il segno. Fra il 2009 e il 2010 le imprese dell’artigianato sono diminuite dell’1,2% in Lombardia, ricorda il 1° Rapporto di Confartigianato regionale, e dell’1,6% in . Più pesante la flessione per quelle del manifatturiero artigiano: sono calate del 3,9% in Lombardia e del 4,1% in . Relativamente inferiore il calo delle costruzioni artigiane: meno 1,3% il dato provinciale. «In percentuale non è altissimo, ma in termini assoluti sì», precisa però Angelo Carrara, presidente dell’Associazione artigiani di Bergamo.

La Bergamasca resta comunque la prima provincia lombarda dell’artigianato che rappresenta il 35,7% del totale delle imprese . In provincia nascono 9 realtà artigiane ogni giorno. A fine 2010 se ne contavano 33.822. I dipendenti sono più di 47 mila (anche se il dato è fermo al 2008). Significativa a Bergamo è anche quella che viene definita l’incidenza sociale dell’artigianato, ovvero il numero di imprese ogni 100 abitanti. La provincia è seconda, dopo Mantova, con il 3,12%. Ma colloca ben 6 paesi fra i primi 12 dove questo rapporto è più alto, con una concentrazione nelle valli. Nell’ordine primeggiano (7 imprese artigiane ogni 100 abitanti), (6,73), Isso (6,62), (6,56), Selvino (6,49) e (6,01).

Un capitolo dell’indagine è dedicato all’incidenza dei titolari stranieri di ditte individuali. Bergamo è in posizione intermedia: 11,2% contro una media del 13,8%. Fra i primi 10 Comuni lombardi figura però Verdellino con il 32,3%. E a Bergamo c’è una crescita significativa di titolari cinesi: l’incremento fra il primo trimestre del 2009 e il terzo trimestre del 2010 è del 15,8%, il secondo più alto di tutta la regione dopo quello registrato a Varese (più 20,8%).

L’Eco di Bergamo