arlecchinoSan Giovanni Bianco: alienabile con museo ed ex caserma. Ma il Consiglio viene rinviato, manca l’ok del revisore dei conti. Sopra, il municipio; a lato, la «Casa di Arlecchino» San Giovanni Bianco Vendesi «Casa di », valore stimato 560 mila euro: non è uno scherzo di , visto che siamo a settembre, e neppure una battuta azzardata della multicolore.

È tutto vero, a meno di ripensamenti dell’ultimo momento: il Comune di San Giovanni Bianco si prepara a mettere in vendita uno dei suoi gioielli architettonici e tra i simboli del turismo orobico, ovvero l’edificio del di Oneta per tradizione considerato casa natale di un interprete della Commedia dell’arte.

Motivo della vendita? Ripianare debiti per un milione e 770 mila euro, perché a tanto ammonta il disavanzo del consuntivo 2008. Non solo, per cercare di ridare fiato alla casse sofferenti, nel piano degli edifici comunali da alienare sono stati inseriti anche il museo dedicato a Carlo Ceresa (valore di 765 mila euro), inaugurato nel luglio 2007, l’ex caserma dei carabinieri (425 mila euro), la baita sul monte Cancervo, le ex scuole elementari di San Gallo (260 mila euro), appartamenti e terreni. Conto consuntivo, piano delle alienazioni e verifica degli equilibri di bilancio che dovevano essere discussi e approvati ieri sera in Consiglio comunale. Ma la seduta è stata rinviata «in assenza del parere del revisore dei conti sugli equilibri di bilancio». Così recita la motivazione ufficiale inviata lunedì sera ai consiglieri di minoranza. «C’è la perplessità su un dato – spiega il sindaco Gerardo Pozzi (Lega Nord) – e abbiamo preferito rinviare la seduta. Ho saputo anch’io del problema solo lunedì pomeriggio e in serata abbiamo avvisato le minoranze».

Un Consiglio, peraltro, che si preannunciava infuocato, avendo all’ordine del giorno, tra le altre cose, la difficile situazione economica del Comune e dell’asilo Paolo Boselli. «Sono in Consiglio dal 1975 – commenta Tiziana Bonaiti del gruppo di minoranza “Insieme” – e mai una seduta è stata rinviata 24 ore prima. Eppure sabato, nella riunione dei capigruppo, tutto sembrava regolare. Non era trapelato alcun problema. Ormai non ci sono più commenti a quanto sta succedendo».

«Abbiamo già inviato due lettere al prefetto – aggiunge Sergio Sonzogni, della Lista civica – e ora chiediamo un incontro. La situazione sta diventando intollerabile. Nel 2008 c’è un debito di quasi due milioni di euro, mentre nel 2007 il consuntivo presentava un avanzo. C’è qualcosa che non funziona nei conti». «È colpa di chi gestiva la contabilità fino a poco tempo fa – risponde il sindaco –. Il disavanzo del 2008 è dovuto a crediti calcolati per errore in eccesso e a 600 mila euro spesi per sistemare la frana di ». Per ripianare i debiti del 2008 il Comune ora avrà tempo fino al 31 dicembre 2011. E lo potrà fare, vendendo, appunto il patrimonio comunale, con nuove entrate o aumentando le tasse per i servizi.

«Nel caso del museo Ceresa e della Casa di Arlecchino, comunque – spiega il sindaco – potranno essere venduti solo col vincolo di destinazione. Dovranno restare musei». «Sono già stati venduti metà della stazione ecologica e l’ex municipio – conclude Sonzogni – e ora toccherà a proprietà per le quali si è investito tantissimo: Casa di Arlecchino e museo Ceresa, peraltro acquistati o sistemati con fondi regionali. È assurdo essere arrivati a questo punto». «Se si mette in vendita questo patrimonio pubblico – aggiunge Bonaiti – vuol dire che siamo veramente alla frutta».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di