C’è chi la strada principale della Brembana la conosce assai bene. È quella folta schiera di persone che, fra le storie della sua vita, include anche quella delle code in Brembana. Chi per lavoro ogni giorno, chi come turista della domenica, chi come villeggiante doc con casa in affitto o seconda casa. «Se vuoi la , paghi pegno». Lo slogan è di Giorgio Santangelo, da poco residente a , per molti anni turista pendolare da . «Ricordo code epiche la domenica sera, da San Giovanni Bianco al casello di . Io son sempre salito in valle alla casa dei nonni, poi sono nate le amicizie e l’incontro con Stefania. Ci siamo sposati e ora vivo qui. La coda del rientro a Milano negli anni passati era una costante, non mi arrabbiavo nemmeno più. Approfittavo per ascoltare musica e mi procuravo acqua e snack per il viaggio. A volte preferivo il pullman, almeno si poteva dormire ». Anche Stefano Leidi, di Grumello, vanta un pendolarismo turistico più che quarantennale verso . «La strada della valle è sempre stata un problema – dice –. Le gallerie di San ne hanno risolto una parte, ma resta .

Ora avendo la casa in affitto posso prolungare la giornata e rientrare la domenica più tardi, ma chi fa l’escursione domenicale si ritrova incolonnato già dal pomeriggio». «Siamo fiduciosi – commenta Mariangela Gervasoni, di Sesto San Giovanni, con casa a Baresi –. Non so se la variante di Zogno sarà la soluzione definitiva. ci ha sempre dimostrato che, risolto un problema, se ne presenta un altro e il nodo della coda negli anni si è solo spostato, poi risolto, per svelarne un altro. Prima c’erano le curve di Camerata, poi il centro di San Pellegrino, ora si pensa a Zogno. Cosa succederà poi?». Anche la famiglia di Lucio Suardi di Dalmine ne sa qualcosa di code. Ma «per arrivare alla casa di Moio ne vale la pena» dice.

La Valle Brembana è stata
scelta da Lucio e dal fratello Cesare nel 1978 per le sue caratteristiche montane. «Per noi è sempre stato un grande respiro lasciare Dalmine per salire dove l’aria e l’acqua sono buone, dove si raccolgono e si cammina nei boschi. La coda esisteva già negli Anni ’70. Ci sono giorni e orari più a rischio, ma con il tempo si diventa un po’ esperti e si provano le tattiche migliori. La variante agisce su un punto nodale, ma si spera che vengano avanti anche i progetti sulla parte dell’imbocco a sud della valle. Queste lunghe code del rientro domenicale sono un peso non indifferente sul turismo».

Giorni e orari diversi per chi la valle la percorre in settimana per lavoro, ma il problema coda non cambia. «L’equilibrio del traffico in valle è molto fragile – dice Pinuccio Angeloni di , un lavoro nell’hinterland –. Basta un tamponamento, lavori stradali o una strada laterale chiusa che tutto va in tilt. La cosa paradossale è che sono state costruite gallerie in alta valle prima di affrontare il problema più urgente a sud. La variante? Sicuramente andava fatta prima. Ora speriamo che si inizi e si finisca nei tempi previsti. Altre opere e vicende precedenti, purtroppo, ci hanno reso un po’ scettici. Speriamo in bene».