Valtaleggio – Le fedi nuziali sono ancora parcheggiate nel cassetto del comò, l’abito da cerimonia – acquistato per l’occasione – pende intonso nell’armadio. Ciòto, il promesso sposo, adesso è in canottiera e ciabatte qui, fuori da questo rustico di una remota della , in compagnia del suo smarrimento. Doveva sposarsi il 15 giugno con una nigeriana, ma questo matrimonio per il momento non s’ha da fare. Lei all’ultimo ha dato buca: temeva che alla cerimonia si presentassero pure i e così in municipio non s’è fatta vedere.

Una differenza di 42 anni Il suo permesso di soggiorno non è più rinnovabile per via della condanna a due anni per una storia di favoreggiamento della prostituzione. I maligni sospettano che la donna sia a del documento per restare in Italia e che una delle scorciatoie per arrivarci siano le nozze. Ciòto ha 77 anni, lei 35: non che la differenza di età sia un ostacolo alla passione, ma in questa tormentata vicenda d’amore e di visti resta un indizio pesante. Lui è il classico pöt, o zio barba, come da queste parti vengono definiti gli scapoli di lungo corso, ma tutt’altro che misogino, anzi assai sensibile al fascino femminile. È uno di quelli che se al bar del paese una nuova cameriera, lui fa presenza fissa al bancone; uno di quelli che ancora adesso non lesina complimenti alle spùse, alle donne, incontrate per strada. Non ha l’auto (dettaglio, come si vedrà, determinante in questa storia), ha trascorso l’esistenza a faticare tra stalle e pascoli e, dice, se non s’è mai sposato finora, «è perché non ho trovato nulla di interessante». Lei è bella, ha uno squallido passato di marciapiedi e stava tentando di rifarsi una vita: ma senza documenti in regola è dura.

Dal 1° agosto è al Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Torino, perché gli agenti ’Ufficio stranieri della questura di Bergamo sono riusciti a rintracciarla lo stesso. Rischia il rimpatrio, ma ha fatto ricorso e ora il suo destino italiano è appeso alla promessa di matrimonio piovuta dalla Valtaleggio. «C’è una sentenza della Cassazione del 29 luglio scorso, secondo cui non può essere espulso chi è in attesa di sposarsi», osserva l’avvocato che l’assiste, Davide Ceruti. La «scintilla» sul bus Il «colpo di fulmine» tre anni fa «sulla corriera», come ricorda Ciòto: «Lei stava andando a , io proseguivo per la Valtaleggio. Poi ci siamo rivisti per caso a Bergamo. Lei mi diceva che era in cerca di lavoro, io le ho proposto di venire qui da me che avrebbe trovato un posto nei caseifici. Lei ogni tanto veniva a trovarmi. Poi due anni fa mi ha chiesto di sposarla. Io non ci pensavo, ma è stata lei a domandarmelo. Le ho detto più volte quanti anni ho, ma a lei andava bene così».

E la sua risposta, Ciòto, qual è stata? «Pòta, cosa vuoi che le dicessi? A me piaceva. Penso che ci piacevamo l’un l’altro», confida. È così che il pensionato avvia le pratiche per le pubblicazioni di matrimonio; ma c’è sempre qualche documento di lei che manca (anche se il permesso di soggiorno non è necessario) e la faccenda si protrae per più di un anno. «Gli uffici comunali hanno l’obbligo di segnalare le posizioni irregolari alla questura – spiega il sindaco di , -. Inoltre, si adoperano per essere sicuri che poi il matrimonio abbia un seguito. Poi, è chiaro che chi vuol sposarsi si sposa. Ma in situazioni come queste c’è un evidente vulnus normativo: non esiste altro posto al mondo in cui uno che non è in regola possa sposarsi. Ma tant’è». In paese qualcuno storce il naso, i parenti non digeriscono, i carabinieri più volte bussano alla porta del 77enne chiedendo informazioni sulla «morosa». Ciòto, però, tira dritto e alla fine ottiene la data per le nozze. Compra le fedi, il vestito con la cravatta per lui e quello da sposa per lei, fa imbiancare le stanze del rustico, prenota il rinfresco – per pochi intimi – in un ristorante della zona. Il conto alla rovescia È tutto pronto, c’è solo da contare i giorni da lì a sabato 15 giugno.

Ma la nigeriana sente odoliziotti e carabinieri la blocchino – come è già accaduto in passato ad altri clandestini – sulla soglia del municipio. «Doveva venire a stare con me il giovedì – racconta l’uomo -, ma non s’è vista. Le telefono, mi risponde che ha perso il pullman perché ha fatto tardi dal parrucchiere. Il giorno dopo non arriva e mi dice una stupidata non credibile: e cioè che una mia parente ha parlato male di lei in questura. Alla fine ho capito che non sarebbe venuta nemmeno il sabato. Così, ho chiamato in Comune e ho avvisato che non saremmo andati. L’impiegata si è un po’ arrabbiata perché avevano già messo i fiori nella sala consiliare».

La (a questo punto) ipotetica moglie ricompare una settimana dopo. «Le avevo telefonato chiedendole di venire almeno a prendersi la roba che aveva lasciato a casa mia – racconta il 77enne -. L’ho accompagnata alla corriera e da allora non l’ho più rivista. È su a Torino. Ci sarà speranza che esca da lì? Ci sentiamo per telefono. Lei continua a dirmi che mi ama, ma non so se crederle. Di soldi ne ho spesi tanti per lei, io che prendo 500 euro al mese di pensione: una volta l’affitto della casa a Bergamo, l’altra volta le pratiche per il passaporto. Ma per amore si fa questo e altro». Ciòto, e se lei tornasse? «Ma sì, io la sposerei ancora. Era tutto pronto. Se no con le fedi cosa ci faccio?».

Stefano Serpellini – L’Eco di Bergamo