San Giovanni Bianco – Un libro per onorare e per non dimenticare novant’anni di storia. Una raccolta fotografica, più che un vero e proprio libro, che ripercorre la quasi secolare esperienza degli di e . «Il libro è nato per omaggiare la vita e l’attività dei nostri alpini dalla fondazione del gruppo nel 1922 fino a oggi. Uno dei gruppi – ha ricordato il capogruppo Marco Milesi – più longevi d’Italia e tra i più numerosi della , tanto da essere considerato una realtà insostituibile nella nostra comunità. Nel libro piccola e grande storia si intersecano insieme agli accadimenti della vita quotidiana. Le foto, forse delle parole, ci permettono di cogliere il senso e l’importanza del movimento degli alpini. Ma se il libro guarda al passato, l’obiettivo che ci siamo posti con la sua realizzazione è di guardare al futuro, di parlare ai giovani. A loro vogliamo far conoscere la nostra storia».

La redazione e la presentazione dell’opera è stata affidata allo storico Tarcisio Bottani, a cui sono pervenute circa 5 mila foto storiche da alpini, parenti e dall’archivio del gruppo. «La documentazione fotografica era sparsa un po’ ovunque. Grazie a questo libro siamo riusciti a salvarla e a fare in modo che non venisse dimenticato ciò che è successo. Sono emerse delle vicende che altrimenti non sarebbero state raccontate».

Vicende legate alla Grande Guerra, alla campagna d’Etiopia del ’36, alla tragica ritirata dalla Russia e alle più recenti spedizioni in Africa e Medio Oriente. Ma non ci sono solo storie di guerra. Le foto testimoniano anche le iniziative e le attività del nel secondo Novecento e nei primi anni del nuovo millennio: in occasione delle calamità naturali, la costruzione di asili, scuole, centri nutrizionali all’estero, la manutenzione del territorio, i restauri di opere pubbliche e numerosi altri interventi. Fino ad arrivare alle partecipazioni alle adunate nazionali.

Da ricordare le foto che ritraggono tre generazioni di alpini della stessa famiglia, segno di attaccamento al corpo. È la famiglia Redondi: il papà Giovanni, il figlio Piero (ufficiale medico) e il nipote Giovanni, caporal maggiore alpino. La ritirata di Russia è raccontata dalle foto dell’alpino Dino Bottani: interminabili file di soldati sofferenti, uomini morti ricoperti dalla , carri armati e villaggi in fiamme. Ma c’è spazio anche per l’amore: sono le lettere tra l’alpino Gabriele Bonaiti e la fidanzata Santina, scritte durante la guerra sul fronte albanese e la successiva prigionia in Germania.

Alberto Marzocchi – L’Eco di