Indennizzi +600%. La Provincia valuta le contromosse. Crescita troppo rapida: stimati 500, sarebbero il doppio. Non saranno belli, i cinghiali, ma sull’intelligenza non si discute, assicura chi se ne intende. Tra i più scaltri nella famiglia degli ungulati. Purtroppo, sono anche assai prolifici, e decisamente quando passano si fanno notare. Lo sanno bene gli agricoltori di alcune zone collinari e montane della nostra provincia, che da qualche anno devono fare i conti con i crescenti danni provocati da questi che, in cerca di tuberi e lombrichi, fanno strage del manto di pascoli e colture. Su i risarcimenti Così le richieste di risarcimento presentate alla Provincia lievitano: nel 2010 via ha sborsato quasi 80 mila euro per rimborsare le imprese agricole, e per il 2011 non ci si aspetta nulla di meglio, anzi: «Già in questa prima parte dell’anno abbiamo riscontrato un sensibile incremento dei danni sulle superfici pascolive e prative», rileva Sergio Tua, tecnico agroambientale della Provincia.

Un excursus sul consuntivo dei risarcimenti negli ultimi anni dà già l’idea della crescita del problema: nel 2004 l’importo erogato era stato di 13.573 euro, per 68 richieste. Lieve calo nel 2005, con 48 domande indennizzate per un totale di 11.236 euro, poi l’aumento è stato costante, fino ai 79.396 euro dello scorso anno. Nel contempo è cresciuto il numero di capi stimati, e quello di abbattimenti. Tutti gli indicatori sembrano dunque segnalare una crescita della popolazione di cinghiali.

Anche per questo ora la Provincia ha intenzione di valutare nuove misure per affrontare il problema, in «netta discontinuità con il passato». A partire da una possibile modifica (che sarà prossimamente sottoposta al vaglio della Giunta) delle modalità di censimento di questi animali. Secondo via Tasso, infatti, i dati attualmente disponibili sono poco realistici: «Diversamente – osservano dalla Provincia – non si spiegherebbe come, a fronte di 402 capi abbattuti nel 2008, su una popolazione stimata di 450, l’anno successivo si stimi nuovamente una popolazione di 500 cinghiali». Come dire: va bene prolifici, ma così è un po’ troppo. Anche per il 2010 la stima era di circa 500 esemplari, ma da via Tasso ritengono che la realtà sia ben diversa. Applicando un nuovo metodo di calcolo (non più basato sulla conta degli esemplari in alcune aree campione, bensì su una ricostruzione «a posteriori» della popolazione a partire da età e genere degli esemplari abbattuti) si arriverebbe a ipotizzare circa 1.200 capi.

Nuovo metodo di censimento «Bisogna rivedere la gestione di questo animale che è stata applicata negli ultimi decenni, perché qualcosa è sfuggito in termini di controllo – conferma l’assessore alla , Alessandro Cottini –. La Giunta valuterà il nuovo metodo di calcolo, e credo che qualcosa dovrà cambiare anche sul fronte del contenimento del cinghiale. Il come lo vedremo, anche con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati». Oggi l’abbattimento di questi animali è affidato in gran parte alle doppiette: durante la stagione di (dal 1° ottobre al 31 dicembre) entrano in azione sei squadre da 50 cacciatori circa. Nel 2010, in questo modo sono stati abbattuti 383 dei 500 cinghiali autorizzati dalla Provincia. Per il resto dell’anno, eventuali interventi che si rendano necessari vengono portati avanti dalla polizia provinciale in collaborazione con cacciatori che hanno ottenuto un’abiltazione specifica, intervenendo a titolo volontario: lo scorso anno sono stati 84 gli esemplari di cinghiale uccisi così. Ora, l’assessore non esclude novità nella strategia. «Non è necessario eradicare il cinghiale, ma bisogna evitarne la presenza in alcuni ambiti, per esempio dove ci sono colture di pregio, o nelle zone a carattere turistico», aggiunge Cottini.

«Questo tipo di cinghiale è arrivato da qualche anno dalle nostre parti, accolto con entusiasmo dal mondo venatorio, molto meno da quello agricolo – ricorda il dirigente del settore Caccia e della Provincia, Giancarlo Bosio –. Oggi, per noi, è diventato un problema che va risolto nell’interesse di entrambe le categorie. La Provincia intende predisporre degli interventi per ristabilire un giusto equilibrio».

Fausta Morandi – L’Eco di Bergamo

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