Zogno – Nessuna decisione definitiva è stata presa ieri all’incontro fra il sindaco di Giuliano Ghisalberti, il consigliere regionale della Lega Nord Giosuè Frosio e la dirigenza di Poste italiane, in merito alla chiusura pomeridiana degli sportelli di (già chiusi dall’estate) e San . L’azienda ha però lasciato aperto uno spiraglio su un possibile passo indietro rispetto alla decisione di chiudere. «Zogno non deve chiudere, l’azienda ha presentato un piano di ristrutturazione che gli amministratori hanno respinto subito – spiega Frosio –. Siamo riusciti a spostare la trattativa sul piano regionale e nazionale. Contatterò da subito i deputati leghisti. O si tengono aperti i turni pomeridiani di entrambi gli uffici brembani o, se si dovrà scegliere, sarà Zogno, perché centro della ».

Dello stesso parere il sindaco Ghisalberti: «Non possiamo permetterci la chiusura pomeridiana. L’azienda si è seduta al tavolo con una proposta e ne è uscita con l’intenzione di rivedere la posizione presa fino a oggi. Zogno ha un grande bacino d’utenza e i disagi per la popolazione potrebbero essere importanti. All’incontro sono state rimarcate tutte le potenzialità del territorio, quindi la presenza di fabbriche, servizi e scuole superiori».

Entro la fine di questa settimana dovrebbe esserci un incontro anche con gli amministratori di San Pellegrino Terme. L’azienda, invece, in un incontro col sindaco Giovanni Guizzetti, ha confermato la chiusura del turno pomeridiano di Lovere almeno fino al 31 dicembre, in attesa di valutare se sarà possibile aumentare l’indotto economico dell’ufficio. «Da parte nostra – spiega il sindaco – abbiamo proposto, per esempio, la possibilità di vendere dall’ufficio i biglietti per la navigazione, oppure di anticipare la chiusura dalle 19 alle 17,30. Valuteremo a fine anno». Intanto anche la Ust Cisl di e Valle è intervenuta sulla questione sottolineando che «nel caso in cui l’azienda confermasse il suo progetto valuteremo la possibilità di convincere i cittadini della valle a chiudere i conti postali e a ritirare i risparmi».

L’Eco di Bergamo