Ho letto con grande interesse l’articolo di martedì sul treno per l’aeroporto. Una buona idea, che consentirebbe una volta per tutte di connettere in modo organico ed efficiente la nostra aerostazione al trasporto pubblico regionale. La lettura mi ha però stimolato a guardare una cartina della nostra città, e l’osservazione mi ha portato ad una spontanea considerazione: «E, se invece di un collegamento ferroviario si realizzasse una metropolitana che dall’aeroporto (e perché no, dall’Oriocenter) conducesse direttamente nel centro città?». Prendete una cartina ed osservate: sullo stesso asse di un ipotetico tracciato troveremmo: aeroporto (Oriocenter), Clinica Gavazzeni ed istituti scolastici limitrofi; piazzale Marconi/Stazione ferroviaria; Porta Nuova; piazza Repubblica; funicolare, ed a questo punto dritti fino a Valtesse, dove avverrebbe l’interconnessione con la realizzanda T2 (la tramvia della ).

Aggiungendoci ancora un pizzico di fantasia (tanto non costa nulla): la stessa T2 potrebbe diventare da quel punto metropolitana, evitando così la penetrazione in città via suolo, risparmiando i costi di quella parte di percorso. Non vi pare incredibile? Da S. Giovanni Bianco o da Albino sino all’aeroporto (Oriocenter) quasi in un sol botto! Ma non solo: con la forte attrattiva che esercita Oriocenter, grazie anche ai suoi grandi parcheggi, chi, una volta giunto in quel luogo, non si farebbe tentare almeno una volta, di fare una «capatina» in centro città od in Città Alta? Il tutto velocemente, al riparo dal freddo e dalla pioggia, in comodità. Non dimentichiamo poi la funzione primaria a cui assolverebbe tale struttura: chi atterra a trova le porte della città spalancate, nonché un collegamento diretto con la stazione ferroviaria, e quindi con e con l’aeroporto di Malpensa, per eventuali coincidenze…

Ma forse stiamo sognando un po’ troppo; una struttura del genere è una chimera per una città come Bergamo. Così però non è per le città d’Oltralpe, anche quelle secondarie, che comunque sono efficientemente collegate alle grandi metropoli. Come mai in Paesi come Svizzera, Francia, Olanda, Germania, possono concretamente pensare ad infrastrutture del genere, mentre noi al massimo possiamo sognarcele? Forse loro amministrano con più oculatezza e razionalità le risorse pubbliche; non le sperperano insensatamente come noi (vedasi il fioccare di articoli giornalistici su ospedali mai completati, industrie costate di soldi dei contribuenti mai partite, strade inutili costruite in luoghi disabitati: questo solo per citare qualche esempio).

E poi è impensabile che il Nord, la parte più produttiva ed efficiente del Paese, debba ancora trainare a rimorchio aree che, a distanza di decine d’anni dalla fondazione della Repubblica, sono ancora depresse. Così facendo sarà la rovina per tutti: per il Nord, che dovendo sobbarcarsi un tale fardello, non avrà mai le risorse per evolversi secondo il proprio modello di sviluppo; ed anche per il Sud, che essendosi appiattito su una posizione di puro assistenzialismo, di fatto ha rinunciato a qualsiasi tentativo di emancipazione.

Una Formula 1 con un rimorchio da trainare non sarà mai vincente; purtroppo questo è ciò che sta accadendo al Nord. Sul mercato globale non si fanno sconti: o sei vincente, o sei out! Il Nord deve essere messo in condizione di competere in assoluta parità con i competitori globali, con a disposizione tutte le risorse che esso stesso è in grado di produrre, altrimenti non c’è alternativa: la recessione. Sembra un discorso cinico, ma non lo è affatto: un Nord più libero dalla zavorra del Sud, si svilupperebbe , e costituirebbe anche per il Sud una ritrovata opportunità di lavoro, come già accadde negli anni ’50 e ’60 del ‘900.

Non mi pare così mortificante se degli italiani debbano spostarsi di qualche centinaio di chilometri per trovare un posto di lavoro; guardiamo cosa sono costretti a fare gli immigranti contemporanei: pur di fuggire dalla fame, si sobbarcano migliaia di chilometri e rischi incalcolabili, con la consapevolezza di una vita molto probabilmente clandestina ed in condizioni economiche comunque precarie, ma sempre meglio di ciò da cui fuggono… Un Nord più sviluppato, e nel pieno della disponibilità delle proprie risorse, potrà aiutare anche meglio il Sud, tramite concreti accordi Regioni Nord – Regioni Sud, su progetti di intervento comune, che però debbano portare ad un «resoconto dei risultati» delle risorse investite, non come ora, che il travaso di risorse avviene «senza impegno» da parte del ricevente…

E, morale della favola, forse noi già ora avremmo potuto godere della metropolitana protagonista di questo articolo, e chissà di quali altre meraviglie, al pari di tanti altri Paesi, a noi tanto vicini, che queste cose probabilmente le hanno capite già da un pezzo.

Roberto Pezzoli – da lettere al direttore de L’Eco di Bergamo