Il faggio e l’abete bianco che parlano con il cuore

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abete-bianco-roncobello Roncobello – La legge che, con nuove norme, tutela gli alberi monumentali fa riemergere anche la memoria e la storia che, nel suo corso, è passata accanto a quei tronchi. Sono le storie popolari, alcune forse leggende, altre romanzate, altre ancora chiaramente documentate negli archivi dei paesi. Roncobello, come molti altri comuni della Bergamasca, ha i suoi grandi alberi, un faggio e un abete bianco e a entrambi è collegato un racconto. Il vecchio faggio ha 300 anni e lo si può ammirare lungo la strada che conduce a Mezzeno. Il tronco contorto e la sua grande chioma gli danno l’aspetto di un vecchio saggio. È alto 20 metri e la circonferenza del suo tronco è di 3,70 metri. La sua storia non è tramandata solo da una tradizione orale, ma è documentata. Gianni Milesi, alcuni decenni fa, in una pubblicazione periodica, ricordava di quando, nel suo lavoro di impiegato comunale, gli capitò sottomano un documento che comprovava una storia della prima metà del Novecento, già del resto ben nota in paese. Il figlio dell’allevatore A Mezzeno, a monte dell’abitato, giungevano molti allevatori. Fra loro c’era Bassano Granati, persona facoltosa che poteva permettersi di vivere al Grand Hotel di Roncobello. Saliva in alpeggio ogni due o tre giorni per verificare il lavoro dei mandriani. Granati aveva due figli ma uno morì di malattia.

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Strada da sistemare? Tre mesi di ecopass portano 13 mila euro

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Roncobello – L’ecopass ha funzionato. Parola del sindaco di Roncobello, Andrea Milesi: poco più di tre mesi di pedaggio sulla strada comunale Capovalle-Mezzeno hanno reso alle casse comunali 13 mila euro. Soldi che serviranno per la manutenzione della stessa strada, utilizzata d’estate da migliaia di escursionisti per raggiungere la Conca di Mezzeno e, da qui, altre mete delle Orobie occidentali, dai Laghi Gemelli al passo Branchino, dai Tre Pizzi al monte Arera. L’idea della strada a pagamento nasce la scorsa estate: il tracciato parte da Capovalle (1.130 metri) e, dopo sei chilometri, arriva alla Conca di Mezzeno (1.600 metri), dove non vi sono abitazioni. Un tracciato, realizzato negli anni Sessanta, progressivamente asfaltato e utilizzato dagli appassionati di montagna (in alcuni fine settimana estivi con punte di 200-300 persone), quindi, per la maggior parte non residenti. Ma anche una strada che si deteriora facilmente, causa ghiaccio e neve. Tanto che, da alcuni giorni è stata chiusa al traffico proprio per il pericolo.

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Al Lago Branchino si festeggia l’amicizia tra Roncobello, Oltre il Colle e Ardesio

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Lago del BranchinoTerzo appuntamento di Parco Vivo 2012, nel corso della giornata verrà installata una scultura di ferro per celebrare la storica unione tra questi tre Paesi a cavallo tra le Valli Brembana e Seriana. Verrà celebrato domenica 12 agosto con una giornata speciale nella conca del Lago Branchino, a 1.700 metri di quota, tra le Valli Brembana e Seriana, con il gemellaggio siglato tra i sindaci di Roncobello, Oltre il Colle e Ardesio. Terzo appuntamento di Parco Vivo 2012, kermesse organizzata dal Parco delle Orobie Bergamasche per far conoscere le bellezze uniche delle montagne orobiche, la giornata sarà interamente dedicata all’amicizia e sarà l’occasione per festeggiare la sinergia che si è venuta a creare tra questi tre paesi, uniti nel comune obiettivo di difendere e valorizzare lo straordinario patrimonio naturalistico che contraddistingue il loro territorio.

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Scoperta e restauro di antiche statue a Roncobello

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Roncobello – Da sabato 4 agosto (inaugurazione ore 20.45, interverranno le curatrici della mostra Alessandra Civai e Desirée Vismara e il restauratore Antonio Zaccaria) sarà possibile ammirare due importanti statue lignee del Cinquecento lombardo recentemente riscoperte, restaurate e ora ricollocate in un nuovo allestimento all’interno della loro sede d’origine, la chiesa parrocchiale di Roncobello. La parrocchia, in collaborazione e con il patrocinio della Provincia di Bergamo, del Comune di Roncobello e con il sostegno di enti pubblici e privati, ha tolto dall’oblio le opere, che giacevano dimenticate da più di tre secoli e che si trovavano in un luogo appartato della chiesa, coperte da una spessa vernice marrone che ne impediva completamente la godibilità e una la corretta considerazione storico-critica.

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