Moio dè Calvi – La cabina telefonica pare destinata all’estinzione, non è un caso che su internet fioriscano i siti che gesticono la compravendita di telefoni, cabine e gettoni come oggetti di modernariato. A Moio de’ , alla fine degli anni ’70, l’arrivo della cabina era stato (ieri come oggi) una rivoluzione: i telefoni cellulari erano ancora fantascienza e anche il telefono fisso nelle abitazioni era poco diffuso. Per telefonare era importantissimo «il posto pubblico», gestito inizialmente in paese da Rita Midali e Domenico Beltramelli, titolari anche dell’unico negozio presente in paese, quella «Cooperativa» (oggi gestita da Patrizia Buzzoni) che la Regione ha riconosciuto come negozio storico.

Dai primi anni ’70 (per oltre vent’anni) il posto pubblico di Moio è stato alla frazione Costa, nella casa abitata da Lina Calvi e dalle figlie Caterina, Antonella e Loredana. «Erano anni in cui le telefonate erano effettivamente necessarie – ricorda Lina, oggi 82 anni e attiva come sacrista della parrocchia – e il nostro compito era anche recapitare le risposte. Frequente, soprattutto in estate, dover correre dalla frazione Foppo a quella del Curto per chiamare villeggianti era una bella impresa, c’era da camminare non poco. Il tutto per preannunciare una richiamata a breve, oppure più semplicemente per portare un messaggio».

Si trattava di veri e propri «sms» recapitati di persona, con tanto di burocratico modulo Sip sul quale Lina e le figlie dovevano appuntare ora della chiamata, numero chiamante e testo del messaggio. «L’apparecchio – ricorda Caterina, per tutti Ketty – era posizionato su un mobiletto nell’ingresso. Quando arrivavano i clienti per chiamare noi restavamo in cucina (dove era installato il contascatti) per garantire loro la giusta privacy. In alcuni casi però ci trovavamo a condividere notizie belle e tristi con i villeggianti e i residenti, e spesso ci scappava un caffè e una chiacchierata».

Qualcuno magari era un po’ troppo loquace e per salutare i parenti rimasti nel milanese occupava per lungo tempo l’apparecchio, impedendo di fatto anche le chiamate in arrivo: la doppia linea non era ancora stata inventata».
«Siamo venute a Moio nel 1972 – ricorda Antonella – dopo aver ultimato la nuova casa e dopo il terribile incidente d’auto dell’agosto 1971, dove sono morti papà Sante e il piccolo Primo. Un momento duro, molto duro. Il posto pubblico era un impegno grande per tutte noi, ma ci ha fatto conoscere il paese, la gente e i villeggianti, che ancora oggi ricordiamo con piacere».

Fra sorelle c’è anche modo di scherzare: «Ketty insisteva nel volere il telefono per chiamare il suo Walter» segnala Loredana, cui si aggiunge la nipote Claudia, oggi impiegata in municipio, che sulle orme di mamma Ketty doveva azzerare il contascatti prima di chiamare il suo Luca. Forse il tormentone «Mi ami? Ma quanto mi ami?» di una storica pubblicità Telecom è partito da Moio.

L’Eco di Bergamo