Carabinieri e magistrato in cattedra al Turoldo
Zogno Articolo letto da 114 Utenti - Pubblicato il 21 Aprile 2008Studenti a lezione di legalità , la scorsa settimana, all’istituto Turoldo di Zogno. Ospiti, nell’aula magna oltre al dirigente scolastico dell’istituto Bonaventura Foppolo e il vicepreside Oreste Imperato, il capitano della compagnia carabinieri di Zogno Stefano Bove, il comandante della stazione del capoluogo Mario Musarra e il sostituto procuratore di Bergamo Carmen Pugliese. Una lezione di legalità durante la quale non sono mancate le domande degli studenti. Sono stati affrontati argomenti come le violenze sessuali sui minori, l’indulto, i maltrattamenti in famiglia, le molestie ma anche il valore di essere sempre testimoni degli avvenimenti di cui si assiste. Siate testimoni dei fatti che vedete - ha detto il sostituto procuratore Pugliese.
A volte alcuni potenziali testimoni non confessano nemmeno nei casi più gravi e questo, sicuramente, non facilita il nostro lavoro. Fra i temi maggiormente discussi, quelli che coinvolgono i giovani in prima persona, come i rapporti e gli abusi sessuali nell’età adolescenziale.
Le domande degli studenti non hanno certo dimenticato un tema dibattuto come quello dell’immigrazione clandestina, mentre sulla guida in stato di ebbrezza sono stati ribaditi i pericoli e le pene in cui è possibile incorrere. A provocare i giovani studenti sono stati il procuratore Pugliese e il capitano Bove: hanno domandato come bisognerebbe agire se un proprio compagno di classe facesse uso di stupefacenti o avesse un comportamento aggressivo con altri compagni.
Dai ragazzi, però, non è giunta una risposta univoca; anzi, la quasi totalità non ha saputo rispondere con certezza quale sarebbe il loro comportamento. In particolare alcuni di loro hanno osservato: Rivolgersi ai carabinieri perché un compagno fa uso di droga leggera o ha un comportamento anomalo è un po’ eccessivo. Forse proveremmo a parlargli e a farlo ragionare, ma non sappiamo esattamente come agire. Carmen Pugliese ha risposto che anche la figura dell’insegnante può essere un buon punto di partenza per aiutare un compagno in difficoltà senza dovere per forza andare in caserma.
Massimo Pesenti - L’Eco di Bergamo
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