Sabato a Branzi torna la tradizionale mostra concorso delle capre di razza Orobica o di Val Gerla, animale autoctono della montagna che sta tra la Valle Brembana e la Valtellina, il cui latte è ingrediente caratterizzante del formaggio Bitto. La manifestazione, con inizio alle 9, nello spazio fiera della Gradata, con la la sistemazione dei capi alla stanga prima della valutazione, è organizzata dall’Associazione caprai della Valfondra che ospita una dozzina di allevamenti di questa razza, di cui uno professionale e gli altri a livello amatoriale. La razza Orobica è una nicchia del più vasto panorama dell’allevamento caprino e l’appuntamento di offre l’opportunità di fare il punto sulla situazione di questa realtà.

L’allevamento delle capre può avere ulteriore sviluppo – osserva Fabio Bonzi, vicepresidente regionale del Movimento giovani allevatori della e titolare di un’azienda a Piazzegotto di San Giovanni Bianco con una trentina di capre in lattazione -.

Possono nascere ancora allevamenti nuovi ma in numero limitato, mentre si può pensare ad un reddito quando si abbina l’allevamento della capra ad altre pratiche agrarie e prima fra tutte l’agriturismo. Alcuni giovani allevatori stanno realizzando nuove strutture sicuramente funzionali e il commercio della produzione casearia è abbastanza vivace».

Da ricordare anche che negli ultimi dodici mesi sono state costituite quattro nuove aziende. Si è detto della capra Orobica ma gli allevamenti più significativi della valle del Brembo fanno riferimento a razze a maggior produzione lattiera quali la Saanen e la Camosciata delle quali in valle sono presenti otto allevamenti professionali con circa 600 capi iscritti al Libro genealogico e controllati; il patrimonio caprino brembano si completa poi con altri 500 capi meticci di allevamenti amatoriali.

Dei capi controllati si dispone di dati piuttosto interessanti circa la produzione lattiera ed il reddito conseguente che deriva esclusivamente dalla caseificazione, cioè dalla trasformazione del latte in formaggio (stracchinelli, caprini, crosta fresca, crescenze, formaggelle ed il raro gorgonzola di capra) con resa variante del 10% per la formaggella e del 15% per il caprino. La produzione lattiera complessiva della valle, con una produzione media di quattro litri giornalieri a capo, è stimata all’incirca in 2.500 quintali di latte di elevata resa in formaggi che trovano facile collocazione sul mercato al prezzo medio di 15 euro al chilo. La redditività della stalla trova ancora incremento nella vendita del capretto maschio (circa 100 euro a capo) mentre le femmine vengono trattenute in azienda per il ristallo.S.T.

L’Eco di Bergamo

Le immagini della Fiera delle Capre a Branzi

Hotel, Alberghi e Appartamenti BranziFotografie Branzi
EscursioniManifestazioniCartoline antiche