Cadute dalle seggiovie, allo studio i rimedi
_Sport invernali e Stazioni Ski Articolo letto da 150 Utenti - Pubblicato il 26 Febbraio 2008L’ultimo caso a Foppolo. Spesso bambini o ragazzi sono vittime di conseguenze anche gravi. La caduta da una seggiovia di bambini o ragazzi purtroppo non è un fenomeno poco frequente anche sulle piste della Bergamasca: l’ultimo caso è avvenuto due settimane fa a Foppolo, dove un ragazzo olandese di 15 anni, è precipitato dalla seggiovia Quarta Baita, schiantandosi sulla neve da un’altezza di circa 5 metri: un volo fortunatamente senza gravi conseguenze.
Su questo tema delicato due sistemi anticaduta sono allo studio da parte dei maggiori costruttori d’impianti di risalita e sono già stati applicati in via sperimentale e con successo in alcune località sciistiche. L’avvento delle seggiovie da un lato consente infatti di trasportare un maggior numero di passeggeri rispetto agli skilift, ma dall’altro fa viaggiare le persone ad alcuni metri dal suolo e quindi, in caso di caduta, si prospetta il rischio di avere conseguenze anche gravi. È infatti possibile che i feriti riportino traumi maggiori da quelli che si possono riscontrare utilizzando le sciovie, impianti in cui gli sciatori sono direttamente a contatto con la neve.
Malgrado gli avvertimenti alla cautela e le precauzioni da parte del personale addetto alla partenza degli impianti, la caduta dai seggiolini è un problema che ha riguardato la maggior parte, se non tutte, le stazioni di sport invernali del mondo. Le cadute sono spesso provocate dagli stessi passeggeri che utilizzano questo mezzo con superficialità , senza rispettare le norme di comportamento previste dal regolamento d’esercizio del ministero dei Trasporti, che ad esempio vieta ai bambini d’età inferiore agli otto anni, o d’altezza inferiore ad un metro e 25 centimetri, di salire sull’impianto da soli, ma esclusivamente in compagnia di un adulto.
Un regolamento - precisano gli esperti - a dir poco nebuloso per il fatto che, considerando l’età e la vitalità dei giovani sciatori, sempre pronti a compiere movimenti improvvisi e inaspettati, è facile comprendere che fatti del genere non si possono di certo evitare soltanto per una ragione anagrafica. In pratica non è qualche mese in più d’età o tre a quattro centimetri di statura in più che possono garantire l’incolumità . Per trovare una soluzione adeguata, le società costruttrici d’impianti di risalita Doppelmayr di Lana, e Leitner di Vipiteno hanno messo a punto due diversi sistemi di sicurezza anticaduta, destinati soprattutto alle seggiovie di nuova generazione.
Noi - conferma l’ingegner Giorgio Pilotti, della Leitner - abbiamo brevettato il sistema Kid Stop, applicabile anche su seggiovie esistenti, dotato di singola barra ad ogni posto, in modo da bloccare e impedire lo scivolamento dei bambini. I primi prototipi sono stati montati con ottimi risultati su alcune seggiovie della Val Badia e della Val Gardena.
Il nostro primo impianto sperimentale anticaduta - conferma Paolo Sutto, della Doppelmayr di Lana, lo abbiamo realizzato all’Alpe di Siusi. Tra i vari sistemi adottati sulle seggiole, c’è la doppia barra che arriva alle gambe, lasciando uno spazio ridotto in cui è quasi impossibile che un bambino molto piccolo possa scivolare, passandoci sotto. Interventi anticaduta, attualmente ancora in fase sperimentale, che, è bene ricordarlo, per ora non sono previsti da alcun regolamento o legge. Qui entra in gioco la buona volontà da parte dei costruttori di seggiovie e dei gestori dei comprensori sciistici di trovare una soluzione adeguata, per andare incontro alle esigenze di sicurezza degli utenti. In fondo, il detto “meglio prevenire che curare” vale anche per lo sci, che, solamente in Italia, è praticato da circa tre milioni e mezzo di utenti, metà dei quali sono soprattutto giovani e giovanissimi.
Guerino Lorini - L’Eco di Bergamo
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