Brembilla – Il Comune di ha acquistato all’asta, per 88 mila e cento euro, l’ex poligono di tiro a segno, posto lungo la provinciale, nei pressi del piazzale del Volontariato. Di proprietà del Demanio e oggi in stato di degrado, venne costruito a inizio Novecento ed è chiuso dal secondo Dopoguerra (venne anche utilizzato come abitazione). Dopo il recupero dovrebbe essere utilizzato a fini sociali, per ospitare la biblioteca o le associazioni, ma la destinazione è ancora al vaglio dell’Amministrazione comunale. Erano anni, peraltro, che il Comune tentava di acquisire l’edificio mai, però, messo all’asta dal Demanio. Si tratta di un immobile vincolato dai Beni culturali che non potrà essere adibito a residenza privata o demolito.

«La base d’asta (svoltasi a inizio mese, ndr) era di 88 mila euro – spiega il sindaco Gianni Salvi – e, fortunatamente non si è presentato nessuno. Abbiamo offerto il rialzo minimo di cento euro e, finalmente, abbiamo portato a casa l’edificio. Negli anni scorsi eravamo riusciti ad acquistare, tramite trattativa, il terreno attorno al bersaglio in modo da non rendere appetibile ai privati l’acquisto. Con l’asta dei giorni scorsi abbiamo acquistato anche l’immobile e l’ultima parte di terreno che ci mancava, a monte dell’edificio». L’ex poligono di tiro è costituito da due piani, di circa cento metri quadrati ciascuno, più uno scantinato e un’ampia area esterna. «Prima di decidere la destinazione e quindi l’intervento di recupero – prosegue il primo cittadino – faremo uno studio di fattibilità per valutare la volumetria che si potrà utilizzare e l’eventuale ampliamento. Di sicuro la parte esterna, essendo lo stabile vincolato dai Beni culturali, non potrà essere modificato».

Tra le ipotesi di utilizzo, comunque, ci sono la biblioteca (ora con sede nel palazzo che ospita anche il municipio), l’asilo nido o la sede delle associazioni. «Non appena firmeremo il passaggio di proprietà davanti al notaio – conclude il sindaco – inizieremo a pensare alle diverse soluzioni, sempre alla luce dello studio di fattibilità che andremo a fare».

L’Eco di Bergamo