Branzi – Sono giovani all’avanguardia nelle tecniche di allevamento e con una grande passione: questo l’identikit dei moderni allevatori di capra che stanno ripopolando valli e pianura : molti di loro erano presenti ieri ad uno dei più importanti appuntamenti del settore per l’intera Lombardia: la Mostra della capra orobica di con in lizza 24 aziende per complessivi 150 capi in concorso. Un appuntamento sempre più atteso dai visitatori che hanno affollato l’evento, unico a livello provinciale, con significativa presenza, come sottolinea la presidente dell’Associazione caprai della Valfondra Vilma Midali «di numerosi allevatori di razza provenienti dalla media e bassa e, per noi fatto ancor più significativo, allevatori di altre vallate e della pianura , del Lecchese e del Comasco, altre terre tipiche dell’Orobica».

Ma al di là del buon risultato della fiera e del concorso, l’allevamento caprino si conferma come una delle carte vincenti per il rilancio dell’agricoltura. In tempi di crisi infatti, l’allevamento di capre non necessita di investimenti ingenti, può limitarsi anche numericamente a pochi capi e anche sul fronte della gestione e dell’alimentazione è più economico rispetto agli altri allevamenti. Anche per queste ragioni sono sempre di più i ragazzi, o anche le giovani coppie che si lanciano con entusiasmo in questo nuovo tipo di esperienza, che sprigiona anche una grande creatività se accanto all’allevamento si producono successivamente formaggi caprini.

«Il settore registra una crescita che sarebbe stata impensabile una ventina di anni fa – spiega l’esperto Guido Bruni –. C’è stato, da circa due lustri un notevolissimo salto in termini quantitativi di aziende e di capi e qualitativi del patrimonio stallato. Quantomai significativa è inoltre la presenza nel settore di numerosi giovani allevatori, ragazzi e ragazze decisamente attenti alle nuove tecnologie». Conferma la presidente Midali: «Soltanto una decina di anni fa in tutta la Valle Brembana erano presenti poco più di 1.500 capi. Ora si è arrivati ad oltre 3.000 di cui oltre un migliaio iscritte a libri genealogici di razza. In questa comparto sono ormai tanti i giovani: molti di loro provengono da famiglie di allevatori di bovini. È integrazione di reddito per l’azienda».
Ma ci sono anche casi di ragazzi che appena terminati gli studi, abbandonano i mestieri tradizionali legati a industria, o artigianato per vivere un’esperienza legata alla natura: la recente idea, a cura della Valle Brembana, di creare una scuola di allevatori, non solo bovini, a , sarà la spinta per far crescere ulteriormente questo movimento.

Sergio Tiraboschi – L’Eco di

Le immagini della Mostra della Capra Orobica di Branzi

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