Bracca – Una decina di metri quadrati nel di . Su questo fazzoletto di terra l’Amministrazione comunale e una famiglia di stanno combattendo da circa un anno e mezzo a colpi di carte bollate e ricorsi. Oggetto del contendere la proprietà dell’area, un vecchio terrapieno diventato terrazza che il Comune dice essere suo e vorrebbe recuperare a piazzetta. Dall’altra parte, però, proprio la famiglia milanese, la cui casa qui si affaccia, sostiene che quel terrapieno, ora eliminato dai lavori, era di sua proprietà.

Avviata causa civile
L’ultimo capitolo è del 25 gennaio, con la nomina da parte del tribunale di del tecnico che dovrà accertare la proprietà dell’area (sulla quale, per ora, il cantiere è fermo). La cronistoria: i lavori, ora all’80%, iniziano nell’estate 2010. Il Comune, con 200 mila euro, di cui circa la metà di contributo regionale, inizia a riqualificare il centro storico. Si rifanno i sottoservizi, si mettono nuove luci e si posa la pavimentazione in lastre di luserna. Oggetto di intervento anche quel vecchio terrapieno che, insieme allo spazio adiacente, si vorrebbe trasformare in piazzetta. «Abbiamo convocato tutti i proprietari che si affacciavano sulle vie per sentire la loro opinione – dice il sindaco Marco Muttoni –. Ma la famiglia che abita su quella piazzetta ha sempre fatto opposizione, sostenendo che quell’area era di sua proprietà».
La famiglia ha presentato prima ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato, ma in entrambi i casi la ragione è stata data al Comune. I villeggianti non si sono però arresi ricorrendo di nuovo in appello al Consiglio di Stato. E, recentemente, hanno avviato una causa civile per il riconoscimento della proprietà del terrapieno. «Le mappe catastali – dice il sindaco Marco Muttoni – confermano che quell’area è di proprietà del Comune. Noi vogliamo solo migliorarla con un nuovo arredo urbano. La causa in corso è costata alle casse comunali ormai diecimila euro mentre i costi del lavoro sono aumentati: e la chiusura del cantiere è in ritardo di otto mesi. Per questo chiederemo anche i danni. Nel frattempo, per evitare di perdere il finanziamento, abbiamo dovuto chiedere alla Regione due proroghe sul termine dei lavori».
Nell’ultima delibera in cui decide di proseguire nella causa, inoltre, la giunta parla anche di presunte «minacce, gravi condotte ostruzionistiche e atteggiamenti intimidatori» che la famiglia avrebbe messo in atto per ostacolare i lavori sulla piazzetta.

«Stesse fondamenta»
Famiglia che resta convinta di essere proprietaria del terrapieno: «L’edificio, risalente al 1600 – sostiene la famiglia milanese – era utilizzato come stalla e il terrapieno serviva per fare entrare gli . Ora, con gli scavi, è emerso che le fondazioni della casa e del terrapieno erano le stesse, segno che facevano parte di un’unica struttura. Le mappe catastali a cui si rifà il Comune non hanno alcun valore di legge e sono sbagliate. Peraltro, già negli Anni ’60, un tecnico catastale inserì il terrapieno come pertinenza della casa. Ma ciò vale sono lo stato di fatto e la logica costruttiva. E il terrapieno è stato realizzato come pertinenza della casa. Da quando negli Anni ’80 abbiamo acquistato la casa, l’area è sempre stata utilizzata come nostro terrazzo».

«Il Comune non ci ha mai interpellato per i lavori – continua la famiglia –. Cosa che avrebbe dovuto fare dato che, abbattendo il terrapieno ha modificato il nostro ingresso di casa, ora a un livello più alto. Infine, non c’è stata alcuna intimidazione, a meno che si voglia considerare tale i nostri ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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