setterBracca – Con questi due esemplari sono già quattro i setter che mi hanno avvelenato dal 2009». ValentinoCattadori, di 63 anni, di Bracca, è amareggiato e arrabbiato. La scorsa settimana, nei boschi sopra il paese, a circa 1.000 metri di quota, ha perso due dei suoi quattro setter inglesi con cui stava conducendo una battuta di caccia. I cani sono stramazzati a terra in pochi secondi. Per loro nulla da fare. Sono stati portati in spalla fino a casa e quindi al Centro zooprofilattico dell’Asl di Bergamo. Con Brina e Norma – così si chiamavano i due esemplari, sorelle di circa due anni di età – salgono a quattro i cani uccisi. «Purtroppo rappresenta solo l’ultimo episodio di una lunga serie – spiega Cattadori – successo a me ma anche a gente comune che va a passeggio nel bosco col proprio cane, sempre nelle nostre zone».

L’avvelenamento risale a mercoledì scorso. Cattadori, residente in frazione Staviglio, era partito a caccia insieme al figlio Giuliano, 31 anni, e a quattro dei loro setter, tra cui le giovani Brina e Norma, appartenenti a una stessa cucciolata. Come spesso in questo periodo si va in cerca di fagiani, pernici, starne. In compagnia dei setter, tradizionali cani da ferma. «È successo verso le 9 – prosegue Cattadori –. Stavamo proseguendo nel bosco, sopra il paese, quando, a una trentina di metri da noi, abbiamo visto Norma e Brina per terra. Quasi certamente avevano mangiato dei bocconi avvelenati. Non ci è restato altro da fare che prendere in spalla i due cani e portarli verso casa. Su consiglio del nostro veterinario di fiducia li abbiamo portati al Centro zooprofilattico di Bergamo. Faranno loro tutte le analisi del caso sugli e provvederanno anche a presentare denuncia».

«Purtroppo già due anni fa ci uccisero un esemplare – prosegue il cacciatore – e ancora un altro quattro anni fa. È ora che questa persecuzione si concluda». Due anni fa, sempre in , questa volta a Oneta di , un altro episodio che suscitò indignazione: sette cani, di cui sei setter e un pointer, erano stati uccisi con dei bocconi avvelenati, nell’arco di una sola notte. Gli animali, in quel caso, si trovavano addirittura nel recinto vicino a casa dell’allevatore. Qualcuno che ce l’ha coi cacciatori, con la caccia, con gli animali? «A volte, dietro tali episodi, c’è persino la rivalità tra i cacciatori – dice il presidente del Comprensorio venatorio alpino brembano Alessandro Balestra –. Fortunatamente i casi sembrano in diminuzione, rispetto ad alcuni anni fa».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo