Bracca – «Aaa» cercasi gestore per l’albergo centenario della . L’avviso arriva dall’amministrazione comunale, proprietaria dell’hotel, chiuso ormai da oltre un anno e posto lungo la provinciale della , nei pressi della storica sorgente. L’obiettivo non è solo quello di riaprire ai turisti albergo e ristorante ma anche di riproporre, come anticamente, la cura idropinica, tramite l’accesso alla fonte termale. Nella secolare storia della fonte Bracca – l’acqua, dopo la vicina San , più conosciuta della – le cure termali durarono poco, probabilmente solo qualche decennio all’inizio del secolo scorso. E a testimoniare quell’epoca, lungo la strada provinciale degli Orridi della , c’è ancora lo storico padiglione della fonte per la cura (disegnato dall’architetto Luigi Angelini), restaurato recentemente ma ormai solo archeologiatermale.

Ora l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Marco Muttoni vorrebbe tornare a valorizzare il suo patrimonio più prezioso, quella fonte di acqua termale già apprezzata a suo tempo dal futuro Papa Giovanni XXIII che, dalla Bulgaria, scrisse una volta alla sorella, premurandola di fargli trovare, al suo ritorno, una cassa di bottiglie Bracca. Il «Grande albergo fonte Bracca» venne costruito nel 1909, quindi chiuso negli Anni Cinquanta, ricostruito e riaperto nel 1994. Risale proprio a quest’ultimo periodo la convenzione ventennale tra il Comune, proprietario dell’hotel, e la società di un imprenditore che ha avuto in gestione lo storico albergo fino all’agosto 2012. L’imprenditore contribuì allora con 850 milioni delle vecchie lire al recupero dell’albergo. Per tale motivo gli venne concesso in gestione, senza il pagamento di un affitto, per due decenni. In questo periodo l’hotel è stato subaffittato a terzi, passando per alterne fortune. L’albergo ha mantenuto le caratteristiche storiche di quello originario, dispone di un’ampia sala ristorante e di otto mini appartamenti. È poi collegato direttamente alla storica sorgente con la Sala bibite, dove a inizio Novecento i clienti andavano a bere (la cura idropinica con acqua termale). Il bando del Comune prevede un affitto per un minimo di nove anni e un massimo di 30 anni, con quota iniziale pari a zero. Il futuro gestore dovrà però intervenire sull’edificio, con una spesa stimata in 469 mila euro, per opere murarie e di manutenzione.

«Ci sono gli appartamenti e gli ed elettrico da sistemare – spiega il sindaco Marco Muttoni –. Siamo comunque aperti a ogni iniziativa, anche a trasformare l’edificio in vero centro termale o comunque con Spa. Per i primi anni, almeno fino a quando non saranno recuperati i soldi per la sistemazione, non è previsto un canone di affitto. Vorremmo riaprire quello che è uno storico edificio del paese, anche in vista delle nuove terme di San Pellegrino. L’hotel si trova a pochi minuti dalla cittadina termale e potrebbe sicuramente beneficiarne. E qualcuno pare già essere interessato». Le richieste dovranno pervenire entro il 30 novembre.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo