Studio della Italian monitor di Trademark: in un anno le stanze occupate sono calate dell’8 ,9 %. Il dato è preoccupante perché supera la media nazionale (-7,6%) e perché, tra le 47 città monitorate, solo fa peggio con un meno 13, 8 per cento. Il vento della crisi tocca anche e hotel della città di : secondo uno studio della Italian hotel monitor di Trademark nel mese di gennaio 2009, contro lo stesso mese dell’anno precedente, a Bergamo il numero di camere occupate è crollato dell’8,9 per cento. Il dato è particolarmente preoccupante, in primo luogo perché supera la media nazionale (meno 7,6 per cento) e perché, tra le 47 città monitorate dalla ricerca, solo Milano fa peggio con un meno 13, 8 per cento. A consolare gli albergatori bergamaschi c’è però il fatto che l’indice di occupazione delle camere, nonostante il calo, resta tra i più alti in Italia.

Se la media nazionale è infatti del 45,6 per cento, il capoluogo orobico “resiste” al 54,4: il terzo dato migliore in Italia, dopo quello di Siena (59,4 per cento) e di Pisa (55,4). Numeri comunque poco rassicuranti visto che “il 60 per cento è il livello internazionale considerato essenziale per assicurare l’equilibrio economico di un’impresa alberghiera”. Ma la situazione è davvero così nera? Secondo Giovanni Zambonelli, della Faiat (Federazione Alberghi e Turismo) di Bergamo, è perfino peggio: «Un calo dell’8,9 per cento? – commenta – Se fosse vero, sarebbe da esserne felici.

Perché, almeno nella percezione degli esercenti, il calo è decisamente più forte. Le strutture della città hanno soprattutto una vocazione “business”, e risentono quindi in pieno della crisi economica». Nemmeno il boom deivoli low cost su consente una boccata d’ossigeno alle strutture d’accoglienza turistica cittadina: «Anche il turismo low cost è in crisi – continua Zambonelli – il denaro per le vacanze brevi è il primo a essere risparmiato. Le famiglie faranno ancora le vacanze estive, 15 giorni al mare magari.

Ma per il week end in Europa, proprio il genere di turismo su cui punta Bergamo, non ci sono più soldi». Che fare, quindi? «Noi ci abbiamo pensato molto. Crediamo che occorra combattere l’aspetto “psicologico” della crisi, la paura che frena i consumi. Poi noi albergatori dovremo riuscire ad offrire servizi sempre migliori a parità di prezzo». E quanto costa dormire in una camera d’albergo? Sempre secondo lo studio di Trademark i prezzi in città si piazzano a metà classifica: 94,66 euro a notte in un quattro stelle, lontani dai 152,34 di Venezia (la più cara in assoluto) e dai 67,82 di Potenza (la più economica delle cittàmonitorate).

Sempre secondo Trademark i prezzi sarebbero comunque in calo: meno 2,8 per cento nei 4 stelle, meno 3,9 per cento nei tre stelle. E per le strutture che operano nelle principali città e in posizione centrale si può arrivare anche a un meno 15 per cento sul prezzo della camera rispetto allo scorso anno. Ma se la città soffre, decisamente meglio va agli albergatori della provincia. Boom di presenze a gennaio nelle stazioni sciistiche, spiega Spampatti, presidente di : «Questo è il momento della , non hanno mai avuto così tante presenze come quest’anno. Con la che è scesa, non c’è crisi che tenga: anche nello scorso fine settimana molti alberghi hanno registrato il tutto esaurito.

Mara Mologni – DNEWS