San Pellegrino Terme – Scintille fra colossi, poi la deviazione sul fair-play. Ma intanto al posto di una demolizione andrà in scena una sorta di operazione chirurgica, con costi quadruplicati rispetto al normale. Nuovo e complicato atto nella vicenda delle terme-resort che il Gruppo Percassi intende realizzare a San : da un carteggio protocollato in Comune si scopre, infatti, che a un certo punto della sua strada il piano versione rivista e corretta ha fatto saltare sulla sedia nientemeno che la Sanpellegrino spa, che con il suo marchio porta l’acqua brembana in 140 Paesi del mondo. Sotto quello che dovrebbe presto diventare un cantiere si trova infatti una delle fonti principali da cui sgorga l’acqua commercializzata dal gruppo Nestlè. Una sorgente da cui — chiaro — dipendono numeri, fatturati, qualità. I locali sono sotterranei, l’acqua viene convogliata con condutture speciali verso lo stabilimento di Ruspino.

Ma quando il progetto con centro benessere che doveva essere realizzato su area libera è «planato» in zona vecchio , a è suonato il campanello d’allarme. Il nuovo progetto è stato presentato in bozza per il parere paesistico ad aprile, poi perfezionato e ufficializzato ad agosto. Nel mezzo, quasi contemporanea a quella della Soprintendenza che ha messo i paletti sulle strutture nel complesso monumentale, è arrivata la presa di posizione del colosso della minerale. La prima lettera, datata 18 giugno, è quasi al vetriolo: si esprime «disappunto» per le modalità con cui è stato condiviso il progetto, ma anche «contrarietà rispetto alle soluzioni di demolizione proposte». Poi si parla di parere negativo, l’inizio dei lavori «non ammissibile», spiegando che «prima di esprimere un qualsiasi giudizio o parere positivo in merito è necessario valutare con attenzione la documentazione progettuale di dettaglio (progetto esecutivo) allo stato attuale non contenuta tra gli atti trasmessici». Soprattutto, e questo viene ribadito più e più volte, c’è la preoccupazione per l’«elevato e ampiamente noto rischio di interferenza con la sottostante e limitrofa sorgente San Pellegrino».

Si temono sversamenti nel terreno, vibrazioni, tutto ciò che può interferire con questa storica e delicatissima. Il 4 luglio nuova missiva, Sanpellegrino usa toni più concilianti: la documentazione richiesta è stata consegnata, si spiega che «non vi sono cause ostative» alla demolizione. Ma resta una chiosa, sottolineata e in grassetto: «Tale parere tuttavia risulta sospensivamente subordinato alla preventiva determinazione e al conseguente rispetto delle procedure di emergenza in caso di danno ambientale, in corso di definizione da parte della ditta incaricata dei lavori di demolizione». Cioé la (specializzatissima) Despe di Torre de’ Roveri.

Le lettere si interrompono, di lì a poco il piano che intende portare il centro benessere nella zona monumentale di San Pellegrino diventa pubblico. Ma intanto arrivano le precisazioni dal Gruppo Percassi: non si parli di demolizione, ma di «decostruzione». Quella che infatti si vedrà a San Pellegrino («Aspettiamo il permesso a giorni», dicono dal gruppo) sarà una sorta di operazione chirurgica: «L’hotel verrà smontato pezzo a pezzo, non abbattuto: eviteremo vibrazioni. Il piano terra interamente impermeabilizzato e coperto da guaine, così non ci sarà alcuna possibilità di infiltrazioni. Con Sanpellegrino la collaborazione è totale». Il progetto di decostruzione «durerà due mesi, quando di solito bastano alcuni giorni». E sembra che i costi siano quadruplicati. «Le perplessità sono rientrate», commenta il sindaco Vittorio Milesi. Non la pensano così i gruppi di minoranza, che sul rischio di danni alla fonte hanno scritto al ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Uniti per cambiare e Vivi San Pellegrino ricostruiscono la vicenda, spiegano che l’area è soggetta a tutela paesaggistica, citano le perplessità della stessa Sanpellegrino spa. Poi aggiungono: «Il danno alle potrebbe anche essere arrecato dai lavori di demolizione di consistenti parti interne dell’adiacente edificio del Porticato della Fonte di cui si prevede lo sventramento». Detto questo, chiedono un incontro urgente al ministro. Demolizione chirurgica o no.

Anna Gandolfi – Il Corriere della Sera – e Provincia

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