Averara – Troppo arsenico nell’acqua del rubinetto, una ventina di milligrammi al litro, quindi il doppio del limite consentito dalla legge. Per tale motivo, nei giorni scorsi, il Comune di ha emesso un’ordinanza in cui si dichiara la non potabilità dell’acqua proveniente dalla sorgente Valmoresca. Un’emergenza, peraltro, che nella piccola frazione dell’alta Brembana è durata poco più di un giorno, ovvero lampo per l’amministrazione comunale di posizionare un tubo provvisorio di circa un chilometro che portasse nuova acqua potabile nelle rete idrica.

L’acqua dei rubinetti, quindi, è tornata potabile, grazie all’utilizzo di un’altra . Resta, però, il problema della sorgente storica della frazione che, in qualche modo dovrà essere risolto. Il limite di dieci milligrammi. L’allarme era scattato lo scorso 2 agosto, dopo i prelievi effettuati periodicamente dal Comune. Gli esiti delle analisi chimiche sui campioni d’acqua avevano messo in evidenza il superamento dei limiti di legge dell’arsenico, fissato in dieci milligrammi per litro. Da qui l’ordinanza del Comune. «È la prima volta che troviamo valori così alti di arsenico – spiega il sindaco Mauro Egman – circa il doppio rispetto ai valori consentiti dalla legge. Abbiamo comunque provveduto in tempi rapidissimi a risolvere, almeno provvisoriamente, il problema. In sei ore, infatti, abbiamo posato una tubazione, sopra terra, di circa un chilometro che porta acqua potabile dalla sorgente , quella che rifornisce il capoluogo. Chiudendo la fonte inquinata». Emergenza, quindi, subito rientrata per gli abitanti e i villeggianti (all’incirca una settantina, i residenti effettivi, invece, si contano sulle dita di una mano) di Valmoresca, la frazione a monte del paese.

Resta però il problema dei livelli eccessivi del semimetallo nella fonte da cui finora si riforniva la frazione. L’arsenico è presente in natura e anche nell’acqua potabile ma è tossico (anche cancerogeno) se preso in dosi troppo elevate e per lungo tempo. Proprio sulla presenza di arsenico negli acquedotti, recentemente, il Codacons ha vinto una battaglia con i ministeri di Ambiente e Salute, condannati a risarcire migliaia di cittadini di Lazio, Toscana, Trentino, Lombardia e Umbria, che avevano lamentato la presenza del metallo nell’acqua. Il tribunale, peraltro, ricorda che è certa la «pericolosità per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalle ricerche scientifiche».

Deroghe rifiutate all’Italia
E già in passato l’Unione europea negò all’Italia la richiesta di deroghe sui limiti di arsenico, chiudendo di fatto le sorgenti di centinaia di Comuni. «Ripeteremo le analisi noi come Comune e quindi l’Asl – prosegue il primo cittadino di Averara – dopodiché valuteremo il da farsi. Se i livelli saranno ancora altri dovremo cercare una nuova fonte, visto che il bypass con la sorgente Grasselli è provvisorio. L’ipotesi è quella di sfruttare sorgenti che si trovano più a monte di quella ora inquinata». Quello di Averara, peraltro, non è il primo caso di acqua inquinata da arsenico in Valle Brembana: nel 2006, infatti, i livelli del semimetallo risultarono elevati nella sorgente Maddalene di che riforniva la località omonima nei pressi della .

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo