Averara – «È un paradiso mai sfruttato», lo definisce così il sindaco Mauro Egman. Si tratta della zona d’alpeggio Cantedoldo, a 1.500 metri d’altitudine ad . Di recente l’Amministrazione ha dato il via al recupero di una casera comunale. L’edificio diventerà una per gli escursionisti e a fianco sorgerà un’altra struttura, più piccola, per permettere agli alpeggiatori la rivendita dei loro prodotti. «La sorgerà dal rudere di una casera, interamente in pietra locale e con tutta probabilità cavata nel luogo – spiega Egman – e ha una superficie pari a circa 60 metri quadrati. A fianco è prevista la realizzazione di un piccolo ampliamento di circa 19 metri quadrati per l’alloggiamento, una zona di servizio con un bagno e un ripostiglio».

La zona Cantedoldo è accessibile attraverso un che, salendo dalla frazione Costa, raggiunge Ca’ San Marco, o dalla frazione Valmoresca con una agrosilvopastorale che raggiunge un’altra casera nell’alpe. I materiali proposti per il restauro rispecchiano le tecniche costruttive tipiche per immobili della zone e si inseriscono in modo armonioso nell’ambiente. «Si prevede l’utilizzo, per quanto possibile, della pietra, con l’introduzione di nuovi materiali ispirati ai criteri della bioedilizia», spiega il progettista, Walter di . «Il recupero è pensato in particolare per i ragazzi e le famiglie che vogliono conoscere e poter vedere da vicino la vita d’alpeggio – conclude Egman -. Oltre alla presenza di turisti, la baita porterà in paese anche nuovi posti di lavoro per la sua gestione». I lavori dovrebbero terminare entro ottobre.

L’Eco di