pegherolo27Dopo la salita al pizzo Coca di fine settembre, decido di affrontare un altro gitone che ci balenava in testa da parecchio tempo. Alcuni amici aderiscono, siamo in cinque: un bel gruppetto eterogeneo.

Consultato il forum in cerca di informazioni sull’itinerario, rispolvero un argomento nel quale, pur con alcune vedute differenti, si parlava della discesa dal come in parte problematica. Optiamo quindi (saggiamente) per portarci dietro una corda. Ma procediamo con ordine:

Alle 9.30 ci mettiamo in marcia da Madonna della () lungo il delle Casere che tocca tre belle in posizione davvero panoramica sulle cime che abbracciano il passo S. Marco. Pur essendoci il sole, la temperatura è quasi polare e ogni tipo di acqua presente sul percorso risulta gelata producendo curiose forme di ghiaccio e creandoci qualche grattacapo allorchè dobbiamo attraversarne le bianche, ripide lingue. Sbuchiamo quindi sulla cresta erbosa del e la sua .

Da qui è visibile gran parte del nostro prossimo cammino che affrontiamo con decisione, nonostante i suggerimenti avversi di alcuni altri escursionisti. Fino al Pegherolo la è lunga e necessita sempre di attenzione. Alcuni passaggi sono di facile arrampicata con l’ausilio di catene (non in ottimo stato e spesso staccate nella parte finale). Nel frattempo il cielo si rannuvola, togliendoci parte della luce e conseguentemente parte della bellezza del panorama che rimane tuttavia sempre superbo.

La cresta in questo tratto si fa più sottile e rocciosa (ma ben salda), davvero bella! Proprio per questa la percorriamo senza particolari problemi e speditamente. Soltanto un risalto roccioso (con catene) ci separa ora dalla seconda vetta di giornata: il Pegherolo. La gioia per aver raggiunto una vetta desiderata da tempo è grande. Ci rifocilliamo consci però che il pezzo peggiore viene adesso. Lo descriverò più dettagliatamente nel corso del fotoreport, qui mi limiterò solamente a dire che non è per nulla banale e adatto solo a chi padroneggi le nozioni base di alpinismo. Il primo pezzo, ripido, si svolge su erba (prestare attenzione!), quindi si giunge ad un salto roccioso dove è presente un cavo metallico ed una catena (malridotta). Impossibile scenderlo in sicurezza con il solo ausilio di essi. Io, traversando per erba, raggiungo un camino roccioso che scendo con la dovuta attenzione: discesa “abbordabile” ma non me la sento di consigliarla ai miei compagni. Tant’è che loro supereranno saggiamente il tratto con una calata (30 m giusti giusti) in corda doppia (lasciati cordini in loco).

La restante parte non presenta difficoltà. In breve tempo, data l’ora tarda, divoriamo la salita che ci separa dall’anticima del monte Secco e da quest’ultimo. Il sole si prepara a calare e tutto fa presagire che il tramonto sarà spettacolare. In effetti così è: ci sorprende quando siamo ormai in vista del pizzo Badile e del sentiero di discesa per . La luce filtra sotto grossi nuvoloni creando, in questa fredda giornata autunnale, colori incredibili. Non poteva esserci conclusione migliore per questa gita che ci ha dato immense soddisfazioni e ci ha fatto compiere un ulteriore piccolo passo verso l’alpinismo vero e proprio.

Che dire.. viva le Orobie!

by Luca Vezzoni

REPORTAGE COMPLETO IMMAGINI TRAVERSATA MONTE CAVALLO MONTE SECCO
da Madonna delle Nevi (Mezzoldo) a Piazzatorre