«Arlecchino c’est moi E recito al mondo l’anima brembana»
Angelo Crotti, da Almenno a Montpellier Con lo Zanni fino in Giappone. Stage a Oneta

Più che un Angelo forse è un «piccolo diavolo» perché sul palco diverte il pubblico con lazzi, capriole, battute e scherzi, facendo l’Arlecchino. «Me so l’Arlechì ed egne de Berghem, de la Al Brembana», ripete nei suoi spettacoli o nelle sue lezioni agli studenti di teatro. Miglior testimonial delle origini bergamasche di Arlecchino, insomma, non poteva esserci. Angelo Crotti, ex postino di Almenno San Bartolomeo, 54 anni, attore della Compagnia dell’Improvviso di Montpellier, in Francia, dagli Anni ‘90 gira il mondo portando il nome di Bergamo e Arlecchino, e parlando in stretto dialetto, anche se il pubblico poco lo capisce, essendo magari francese o giapponese.

«Ma gli Zanni della Commedia dell’Arte, ed Arlecchino era uno Zanni – precisa Angelo –, venivano dalle valli bergamasche. Quindi parlavano in dialetto. E pazienza se il pubblico non conosce la lingua: capisce ugualmente, dai gesti e dal contesto. Perché così era anche nell’originaria Commedia dell’Arte». Eppure il nostro Arlecchino-Crotti sembra essere poco conosciuto nella sua terra d’origine. Ma d’altronde questo fu anche il destino dell’Arlecchino di cinque secoli fa, che fece fortuna non a casa sua, ma a Venezia, in Francia o in Spagna, proprio per il «tipo» strano, per quella sua rozza parlata che faceva ridere. Ora Crotti torna – per così dire – a casa, là dove debuttò nel 1988, interpretando Pantalone nella «Vera storia di Arlecchino bergamasco», con il teatro Ipotenusa di Giorgio Carminati: dal 6 agosto sarà a Oneta di San Giovanni Bianco, borgo medievale tradizionalmente conosciuto come patria d’Arlecchino per «colpa» di qualche storico dell’Ottocento che qui vide l’origine della maschera multicolore orobica. Sarà alla «Casa di Arlecchino» per fare quello che da anni va facendo: insegnare il mestiere di Arlecchino o, ancora meglio, dello Zanni servitore. Fino al 10 agosto terrà uno stage di Commedia dell’Arte (le iscrizioni si ricevono al numero 338.6809692, costo 60 euro), rivelando segreti e tecniche della recitazione che nel ‘500 riempì teatri e piazze ma che ancora oggi è protagonista dei palcoscenici di mezzo mondo.

Prima di fare rientro a casa, però, Crotti ne ha fatta di strada, con una vita avventurosa e girovaga, come si addice a un vero Arlecchino. A otto anni è dai Padri Giuseppini di Valbrembo: in tempi di ristrettezze economiche, per la famiglia è una bocca in meno da sfamare e per il ragazzo la possibilità di studiare. «Ma dopo quattro anni – racconta Angelo – mi rispedirono a casa perché si resero conto che non sarei mai diventato uno di loro: il mio destino era un altro». Dopo le scuole medie Angelo aiuta la famiglia lavorando come operaio ma l’intraprendenza e la voglia di scoprire il mondo lo spingono a occupare il tempo libero studiando: segue corsi di meccanica, arredamento, cintura nera di judo, fino al diploma in Ragioneria al Vittorio Emanuele. Si iscrive anche alla facoltà di Architettura, ma il lavoro è pesante e dopo due anni rinuncia agli studi. Di teatro fino ad allora nulla, finché, spinto dagli amici, entra nel Teatro Prova di via San Giorgio a Bergamo. Ma è a Milano, alla scuola del teatro Arsenale, che esplode la sua vena artistica: lì conosce Marina Spreafico e il maestro giapponese Kuniaki Ida. Mentre ad Almenno lavora come postino, con la compagnia recita Goldoni, Mishima e Kobo Abe e la Commedia dell’Arte in Russia, India e Francia. Con tre compagni fonda il gruppo di cabaret «Triottomami», con cui, nel 1992 recita allo Zelig, allora non ancora approdato in tivù. Poi, abile nei lavori manuali, trova lavoro come mascheraro grazie allo scenografo Stefano Perocco di Medusa, di Mirano (Venezia). Diventa suo assistente e parte per Parigi e Barcellona. Per due anni, in Spagna, insegna recitazione al Centro cinematografico di Catalogna, quindi conosce il toscano Luca Franceschi, direttore e regista della Compagnia dell’Improvviso di Montpellier. Siamo nel 2000 e per Angelo inizia, soprattutto qui, la grande avventura nella Commedia dell’Arte.

«Debuttai nel “Cyrano de Bergerac” di Rostand – ricorda – ma l’inizio fu difficile: non conoscevo la lingua, i versi erano in francese e dovetti recitare otto personaggi. La testa mi scoppiava ma, da buon bergamasco, ho resistito e alla fine lo spettacolo fu un trionfo, anche personale». Angelo inizia a diventare un maestro di recitazione «all’improvviso» e così tiene stage in Spagna, Canada, Italia, Svizzera, Inghilterra, Belgio, Francia, nelle scuole e nelle compagnie teatrali. Insegna quali sono le movenze e le battute di un vero Arlecchino o di uno Zanni, il progenitore della maschera multicolore. Nell’Amleto di Shakespeare, naturalmente, fa l’Arlecchino. «È sicuramente il personaggio che mi riesce meglio – spiega Crotti – anche solo perché arrivo dalla Bergamasca. Recentemente sono stato in Giappone, con la Compagnia dell’Arsenale di Milano: facevo Pantalone ma parlavo anche in bergamasco. Arlecchino c’è l’ho nel sangue e il mio fisico ben si adatta al ruolo. Faccio decisamente meno fatica che per altri personaggi. D’altronde, mi sento un po’ ambasciatore di Bergamo nel mondo». «Mi ritengo un uomo fortunato – conclude – perché faccio un lavoro che mi piace. Il pubblico mi ha sempre sostenuto e ho avuto grandi insegnanti. Ecco, ai miei allievi cerco sempre di dare il meglio di ciò che ho appreso da amici e maestri: il teatro non deve morire. Meno che mai il nostro Arlecchino».

Giovanni Ghisalberti - L’Eco di Bergamo del 3 agosto 2007