Linee guida e assistenza per la stesura dei Piani naturalistici. Tabelle per calcolare danni ambientali e compensazioni. Come convivere con 65 mila ettari di aree protette? Un problema-risorsa non semplice per i 44 Comuni che ricadono nel , 70 mila ettari di cui l’85%, appunto, è classificato nella rete ecologia europea Natura 2000 (che a sua volta comprende le Zps, zone di protezione speciale, e i Sic, siti di importanza comunitaria).

Un’occasione per affrontare la questione può essere il Piano naturalistico comunale. L’ente Parco sta invitando caldamente le amministrazioni locali a redigerlo nell’ambito dei Piani di governo del territorio, che, salvo deroghe, dovranno essere pronti per il marzo dell’anno prossimo. In aiuto dei Comuni, il Parco ha messo a disposizione un patrimonio di conoscenze naturalistico-paesaggistiche, una guida pratica e uno sportello, con un tecnico, aperto un giorno alla settimana.

«Abbiamo avviato una sperimentazione unica a livello nazionale e lombardo – precisa il presidente del Parco, Franco Grassi, che ha fatto il punto della situazione ieri, in un incontro nella sede di Bergamo della Regione, a cui hanno partecipato una ventina di rappresentanti dei paesi, oltre che di Pirellone, Provincia, Wwf, associazioni di categoria degli agricoltori -, inaugurando una nuova fase nella pianificazione e nella gestione delle aree protette, andando oltre al mero aspetto urbanistico, lasciato in capo alle amministrazioni comunali, ma puntando sui temi della conservazione e della gestione attiva della natura, degli habitat e del paesaggio». Grazie alla collaborazione del Centro studi «Pagani» dell’ – ha precisato il direttore del Parco Mauro Villa – «per la prima volta sono stati acquisiti dati (per ora riguardanti la e la Seriana, entro l’anno anche la ) che sono sfociati in una mappa del territorio secondo cinque classi di valore naturalistico differenziato, per cui è possibile “calcolare” non solo il danno ambientale che si produce compromettendo un’area piuttosto che un’altra, ma anche la compensazione che il Comune dovrà attuare, non necessariamente nello stesso luogo dove si sarà verificato il danno». Fatto salvo che interventi in zone ad alta sensibilità naturalistica non saranno comunque ammissibili, si forniscono ai Comuni tabelle certe di riferimento per sapere già all’inizio di una pratica (ad esempio la costruzione di una in aree che ricadono nel Parco), quanto «costerà» anche in termini di compensazione.

Il metodo innovativo è stato riconosciuto anche dalla Regione (l’assessore al Territorio e Urbanistica Davide Boni, assente per impegni, ha comunque fatto sapere di appoggiare questa iniziativa, in sintonia con la 12 sull’urbanistica, e di volerla portare come modello in Lombardia) e dal Wwf Lombardia, rappresentato dalla presidente Paola Brambilla. «Con questo percorso – ha detto Brambilla, ricordando come il 30% della biodiversità vegetale e animale si trovi nel Parco delle bergamasche – il Parco inaugura un metodo d pianificazione dal basso verso l’alto, assolvendo il suo ruolo di fornire conoscenze e coinvolgere partecipativamente le altre realtà.

Il confronto porta sempre vantaggi rispetto alle scelte urbanistiche fatte sottobanco o calate dall’alto. Un esempio sono gli di -Valleve, dove il coinvolgimento ha portato alla massima valorizzazione». Michelantonio Schiavulli, consulente del Parco, ha spiegato come il Piano naturalistico del parco (che si «formerà» attraverso i Piani naturalisti comunali) si inserisca nella normativa urbanistica. «Vogliamo un Parco “leggero” – ha concluso Grassi – che non sottragga podestà e deleghe ai Comuni, ma li appoggi, fornendo ai sindaci strumenti e conoscenze». Con una certezza: «Le Zps ci sono e non le toglierà nessuno. Anziché piangere, quindi, è meglio gestirle».

Benedetta Ravizza – L’Eco di Bergamo