Il Wwf: «Introdotte dall’uomo, vanno tolte dai ». Aironi promossi. contro: sono «ladri» di trote. Anatre germanate, oche pechinesi, tartarughe americane, e poi aironi cinerini e gabbiani. Stando all’elenco e ai nomi sembrerebbero animali di uno zoo provenienti un po’ da tutto il mondo. Invece no.

Si tratta semplicemente dell’avifauna che da qualche anno si può trovare anche nel Brembo e nel Serio. Specie, alcune, introdotte dall’uomo, altre arrivate spontaneamente.

Sta di fatto, e in questo Wwf e pescatori sono d’accordo, che l’ecosistema dei nostri fiumi ultimamente si è modificato e occorre intervenire per evitare ulteriori danni. Insomma, clima e ambiente cambiano, anche da noi. Ma se Wwf dice no ad anatre, oche e tartarughe perché introdotte dall’uomo e quindi dannose, i pescatori – in più – alla «lista nera» ci aggiungono gli aironi cinerini, «ladri» di pesci e negli ultimi anni diventati ormai stanziali, fino a raggiungere Branzi, in alta Brembana, o Gromo in alta Seriana. «Nemici» che per le lenze si presentano ogni stagione, in particolare con i ripopolamenti di trote (in questi giorni è prevista la semina a cura della Provincia mentre a febbraio ci sarà quella tramite incubatoi delle associazioni).

«Di aironi se ne trovano ormai un po’ ovunque sul Brembo, dai ponti di Sedrina fino a Branzi – spiega Piero Alborghetti, segretario dell’Associazione Valle Brembana – da qualche tempo sono diventati stanziali e si riproducono da noi. In pianura, loro habitat naturale, si sono moltiplicati, non sono più cacciabili e ora non hanno più spazio dove vivere: le rogge sono diminuite mentre gli aironi sono aumentati e hanno risalito i nostri fiumi in cerca di cibo. In , per esempio, è stato consentito ai pescatori di allontanarli sparando a salve. Col risultato, probabilmente, che ora qualche colonia è venuta fino da noi. E, negli ultimi anni, le trote nei nostri fiumi sono andate sempre più diminuendo».

Ma nelle valli non ci sono solo gli aironi cinerini: Brembo e Serio abbondano, ormai da tempo, anche di anatre germanate, pure loro concorrenti dei «pescatori», dato che si cibano di uova di trota: in Valle Brembana se ne trovano soprattutto a e a San , alla cui moltiplicazione spesso contribuiscono gli abitanti, dando loro mangime vario.

Talmente tante sono diventate che, per esempio, qualche anno fa il Comune di San Pellegrino vietò alla popolazione di dare loro da mangiare, dato che alcuni esemplari ormai raggiungevano persino l’ex statale, costituendo quindi un pericolo per la viabilità. Provvedimento, peraltro, che non è riuscito a diminuire le colonie, sempre numerose soprattutto nei pressi del ponte Vecchio. «Gli aironi non sono mai stati presenti nelle nostre valli – dice Natale Bonandrini di Casnigo, del Comitato tutela fiume Serio che riunisce le associazioni di pesca da Alzano a Valbondione – sono un elemento estraneo. Da un punto di vista ambientale, secondo noi, sono un danno, non hanno nemici naturali e alterano l’ecosistema. In pianura si cibavano di molluschi, vermi e rane, da noi di pesci».

Ma il Wwf, per voce di Enzo Mauri dell’Oasi di Valpredina di Cenate Sopra, non è dello stesso parere. «Gli aironi cinerini sono il minore dei problemi per i nostri fiumi – dice Mauri – perché la loro presenza rappresenta un’evoluzione naturale: si sono adattati da soli a un nuovo ambiente. Diverso il caso di tutte quelle specie alloctone, tra cui soprattutto tartarughe americane, oche pechinesi e anatre germanate introdotte dall’uomo. Loro, sì, rappresentano un elemento estraneo. Nella zona di Bonate e di Almenno, lungo il Brembo, sono state trovate tartarughe fino a 30 centimetri di diametro: vengono comprate piccole negli allevamenti e poi rilasciate nei fiumi senza sapere che costituiscono un grave danno, perché si cibano di tutto, dai crostacei ai piccoli pesci. Quando qualcuno le porta da noi non facciamo altro che sopprimerle: queste specie vanno assolutamente tolte dai nostri fiumi perché si inseriscono in un ecosistema già critico».

«E vorrei ricordare – continua Mauri – che spesso sono proprio i pescatori i primi responsabili dell’alterazione dell’ecosistema quando introducono pesci alloctoni che danneggiano quelli tipici dei nostri fiumi». Ciò su cui pescatori e Wwf, invece, sono d’accordo è il danno provocato dalla scarsa qualità e quantità delle acque di Brembo e Serio. «Oltre all’inquinamento delle industrie – dice Mauri – è il livello troppo basso delle acque ad alterare l’avifauna: purtroppo non sempre il deflusso minimo vitale dei fiumi previsto dalla legge viene garantito da centrali e stabilimenti e, poi, per riparare ai danni servono anni». «Ciò che occorre fare – conclude il responsabile del Wwf – è lavorare tutti nella stessa direzione, associazioni ambientaliste e pescatori: a partire dalla lotta all’inquinamento industriale».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo