San Giovanni Bianco – Terza sgradita visita in due mesi, con il sospetto che ad agire sia stata una banda di malviventi un po’ troppo bene informata. Nel mirino dei ladri di rame è finito lo stabilimento delle ex , a , attualmente adibito a parte delle attività produttive di , società che si occupa della realizzazione di macchine confezionatrici. I malviventi se ne sono andati con circa 40 quintali di rame, attrezzi e merce varia, per un bottino che si aggira intorno ai 15-20 mila euro, non prima di aver consumato anche uno spuntino nella mensa della ditta, scassinando i distributori automatici di snack.

Il furto domenica notte
Il colpo nella notte fra domenica e ieri. «Di recente – spiega Ennio Nava, consigliere delegato di Smi – abbiamo acquistato cavi di rame per la ristrutturazione dello stabilimento dell’ex ». Qualcuno però ha forzato il cancello della ditta ed è riuscito ad introdurre anche un mezzo, probabilmente un furgone, su cui caricare la refurtiva.
«I ladri – aggiunge Nava – hanno agito verso le 23, perché a quell’ora un nostro computer è stato manomesso: forse i malviventi credevano che fosse collegato all’impianto di allarme. Hanno rubato alcuni attrezzi, poi si sono introdotti nel deposito e hanno preso le bobine di rame. Quindi, sono andati nel refettorio e hanno rubato i forni a microonde. Nel frattempo si sono fermati per uno spuntino, scassinando i distributori automatici. Infine, dopo aver fatto il pieno di carburante rubandolo dai mezzi che si trovavano nello stabilimento, sono fuggiti. Nonostante lo stabilimento abbia sede in paese, purtroppo nessuno ha visto né sentito nulla. Sul posto, per un sopralluogo, sono intervenuti i : ma l’assenza di testimonianze complica non poco il lavoro d’indagine.

L’ipotesi «talpa»
Fra le ipotesi che vengono prese in considerazione dall’azienda, quella che la banda del rame questa volta abbia agito su indicazione di qualcuno bene informato, che abbia saputo della presenza del rame nello stabilimento e che sapesse come muoversi. I ladri sono riusciti anche a non far scattare l’allarme antifurto. Va poi aggiunto che il colpo messo a segno l’altra notte è il terzo in soli due mesi. Il 7 dicembre furono rubati rame e utensili ed era stato forzato il cancello in via Mulini. Il 15 febbraio nuovo tentativo: i ladri, però, furono costretti a scappare a mani vuote perché il mezzo su cui avevano caricato la refurtiva (un camion trovato all’interno dello stabilimento) non voleva mettersi in moto.

Vittorio Attanà – L’Eco di