Averara – Domani gli tornano al Passo di San Marco, per il 35° incontro tra gli scarponi della e quelli della Brembana, divenuto una vera e propria tradizione. Così era stato sette lustri fa, quando al valico si incontrarono due sparute pattuglie di penne nere, salite fin lassù semplicemente per scambiarsi una stretta di mano: un gesto significativo per gli ancora numerosi reduci della Seconda guerra mondiale, oggi quasi tutti «passati oltre», come dicono gli , nel «Paradiso del general Cantore». La partecipazione a quel primo incontro organizzato dai gruppi di e di Albaredo si è andata allargando negli anni, con l’arrivo al Passo di penne nere da tutto il Nord Italia.

Nei primi tempi erano poche decine: ora sono diventate un migliaio. La manifestazione si è «amplificata» senza alcun particolare battage pubblicitario, semplicemente qualche manifesto in alta Valle Brembana e tanto passaparola per un «raduno scarpone» assolutamente informale, senza tante cerimonie, proprio così come vogliono gli alpini.


Un incontro solo per il grande piacere di incontrarsi tra i monti, per lanciare uno sguardo sulle che furono teatro della Grande guerra mondiale, per una visita alle trincee, per contarsi e rinsaldare amicizie. Il copione è sempre quello e come allora è preparato dai due gruppi promotori di sempre, coordinati dai capigruppo Bruno Paternoster di Averara e Nevio Ravelli di Albaredo, che già da tempo stavano lavorando alacremente con i loro alpini per organizzare la manifestazione con la collaborazione per l’ordine pubblico (semplicemente si tratta di regolare il traffico) di carabinieri e forestali delle stazioni di e degli uomini dell’Associazione carabinieri in congedo.

L’ammassamento delle penne nere – lo scorso anno erano un migliaio – sui due versanti del valico è alle 10,15, ma sicuramente l’afflusso in zona di alpini ed escursionisti inizierà un paio d’ore prima. Alle 10,30 la partenza dei due cortei sarà ritmata dall’esecuzione del «Trentatré» della banda di . All’altare in pietra che sovrasta il Passo sarà poi celebrata la Messa, cui seguiranno i discorsi delle autorità alpine e civili. Sarà un momento quanto mai sobrio, proprio come si gradisce nel mondo alpino che non ama troppo la retorica. E poi via a sciamare nei pascoli circostanti per la colazione al sacco o nelle tensostrutture allestite sui due versanti della .

Sergio Tiraboschi – L’Eco di

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