L’innovazione ha fatto da scudo. La di Zogno l’ha provato sulla pelle e adesso, dopo un 2009 di vacche magre per tutti, centri a controllo numerico compresi, vede il fatturato di nuovo in salita. E se anche nei momenti peggiori è stato possibile «limitare i danni», come dice il direttore delle risorse umane Paolo Aceti, è proprio grazie alle nuove macchine sfornate dalla ricerca. L’ultima nata di casa per il comparto legno sarà presentata ai clienti all’open house in programma da giovedì a sabato, dalle 9 alle 18, con il sabato aperto anche alle famiglie dei dipendenti.

Open house: il bis
Sarà il bis di un appuntamento che il gruppo brembano aveva proposto per la prima volta nel bel mezzo della crisi. Era giugno del 2009. Giorni difficili sui mercati. Cms presentò 6 macchine, tra cui 2 della nuova famiglia «Pro evolution», coperta da tre brevetti, per la lavorazione dei serramenti. «È stato anche grazie a queste se siamo riusciti a fare meno cassa integrazione ordinaria di quanto saremmo stati costretti in assenza di nuovi prodotti», ricorda Aceti. Un anno e mezzo dopo, la replica. Questa volta con la «Pro evolution Twin», evoluzione delle prime. Roberto , area manager del settore, ne spiega le caratteristiche: «Riunisce in un solo centro di lavoro la possibilità di lavorare elementi lineari, curvi e di fare anche altre lavorazioni di falegnameria, come scale, porte e mobili». «Una macchina soprattutto per medio-piccoli serramentisti che compatta più funzioni automatizzate in poco più di 100 metri quadri», aggiunge il direttore marketing, Maurizio Bernini.

Si recupera il gap
E se il legno per finestre ha risentito della crisi dell’edilizia, la Cms, che dal legno è nata, ci ha investito ed è riuscita a invertire la tendenza. «I serramenti pesano un 15% sul fatturato di gruppo e più del 50% solo nel settore legno», spiega Aceti. L’attesa per quest’anno è di un balzo delle vendite: «Più 50% nel legno», prevede Bernini.
Nel complesso Cms conta di tornare a sfiorare i 90 milioni dai 70 fatturati l’anno scorso. Una risalita del 28% circa che consentirà di recuperare buona parte del gap accumulato con la crisi. Nel 2007, infatti, il fatturato (per l’80% export) aveva toccato il tetto dei 100 milioni e nel 2008, con le prime avvisaglie negative sul finire dell’anno, aveva tenuto ripiegando leggermente.

I tempi lunghi delle commesse hanno consentito di coprire in parte i cali di lavoro. È stato comunque necessario ricorrere alla cassa ordinaria. Più nel sito di Levate, con 220 dei 500 addetti, dedicato a vetro, marmo, plastica e taglio ad acqua e con tempi di produzione più corti: in media per il 10% del personale. Ma anche a , con un’ultima tranche di un mese da qui a fine anno per un 15% degli addetti (280 in tutto) e in questo caso l’attività a ritmo ridotto è giustificata non solo da uno scarto non ancora del tutto recuperato, ma anche da ritardi sulle forniture: «Da quando ci sono stati i primi segnali di ripresa – spiegano in azienda – i fornitori, soprattutto esteri, faticano a essere puntuali nella consegna dei materiali. L’impressione è che possano essersi sottodimensionati troppo durante la crisi». Stando all’andamento attuale, comunque, con il 2011 la Cig sarà un ricordo. L’anno è in miglioramento sia sul venduto sia sull’ordinato, che si prevede a più 40%. E uno dei primi segnali arriva dalla progettazione: «Nel periodo peggiore c’era cassa anche nell’ufficio tecnico. Adesso lavora quasi al massimo e stiamo cercando anche qualche rinforzo perché il nostro mercato si è spostato sempre più sulle soluzioni personalizzate».

Ricerca fino al 10%
A fare una stima al ribasso la Cms investe in ricerca e sviluppo per grandi progetti grosso modo un 3-4% dei 60 milioni fatturati solo dalla capogruppo (in salita quest’anno a 70), con una cinquantina di persone. «Ricerca pura», spiega Aceti. Se si considera anche la ricerca applicata per risposte su misura ai clienti si arriva a un 10%. «Quindici anni fa eravamo quasi solo nel legno», prosegue Aceti ripercorrendo una storia che ha visto via via l’apertura a nuovi settori: i materiali compositi, l’alluminio, il marmo e il vetro e le materie plastiche. «Ci siamo sempre caratterizzati più che per una capillare presenza sui mercati, che pure perseguiamo, per una significativa innovazione sul prodotto. E questa produzione ha sofferto meno. Ad esempio nel marmo e nel vetro soffriamo di più nelle produzioni standard, mentre un trapano verticale innovativo ha tenuto anche durante la crisi». Una politica che ha pagato e che, conclude Aceti, «sarà strategica anche per il futuro».

Silvana Galizzi – L’Eco di Bergamo

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