Piazza Brembana attribuisce buona parte del merito alla fortuna. Chiama in causa anche la Provvidenza, poi, «in percentuale minore», dice, anche enti ed istituzioni. In molti dicono che la riconoscenza maggiore va proprio a lui che per quel centro ha lottato e che ora è diventato un fiore all’occhiello dei servizi sociosanitari della valle e della provincia. È la Fondazione Don Stefano Palla, nata come casa di riposo e trasformatasi negli anni, plasmata, nella sua evoluzione, dalla spinta dei bisogni. In alta valle è semplicemente «il Don Palla», un centro che è molto di più di una casa di riposo e che ieri ha visto l’inaugurazione del nuovo reparto per cure intermedie, della nuova cucina e dell’impianto fotovoltaico.

Il taglio del nastro
Un appuntamento che ha richiamato tanti rappresentanti della politica provinciale e regionale e ha visto la presenza del vescovo Francesco Beschi. Busi, presidente della Fondazione, ha spiegato che cosa sta dietro al progetto. Non è solo una questione di bei muri, come si può immaginare, ma del cuore di una comunità che si rivolge ai bisogni soprattutto dei più fragili. «Questa struttura deve diventare il centro dei problemi della gente – ha detto –. In questo momento di crisi dobbiamo metterci insieme per ricercare la ricchezza nella solidarietà, nell’amicizia, nel perdono e nell’aiuto. Se siamo una valle povera, possiamo diventare una valle ricca di valori».

Il direttore sociale dell’Asl Massimo Giupponi ha auspicato il lavoro di collaborazione fra i diversi servizi medico-assistenziali affinché la nuova struttura di cure intermedie, che si occupa delle persone nella fase di passaggio dalla dimissione dall’ospedale al rientro a casa, possa funzionare al meglio. L’assessore regionale Marcello Raimondi ha sottolineato la particolarità del Don Palla e dei suoi passi avanti nell’assistenza alla persona. «È significativo – ha detto – che le stesse comunità locali mettano in atto iniziative per affrontare i bisogni, senza che questi siano già stati finanziati. Il servizio qui è nato su sollecitazione del bisogno. Occorre dare merito a quello che si sta facendo che è segno di speranza per il futuro».

Il messaggio del vescovo
Il vescovo ha quindi sviluppato una riflessione sul senso del servizio. «La risposta al bisogno si alimenta di gesti concreti che nella società sono diventati i servizi. Sono indispensabili, ma non dimentichiamo il servizio, il servire. Ma c’è qualcosa di più grande del bisogno e del servizio: è la persona umana. Non siamo di fronte solo a un servizio che risponde a un bisogno, ma a un modo di considerare l’uomo, di concepire la sua dignità. C’è una risorsa che è rappresentata dalle persone. Occorre che queste stiano insieme, creando, anche attraverso passaggi concreti come questo, la condizione per tessere comunità».

I numerosi presenti all’evento hanno avuto poi la possibilità di visitare le cucine e, dopo il taglio del nastro, il nuovo reparto di cure intermedie che presto accoglierà i primi ospiti. «L’opera del Don Palla non si ferma qui», ha detto Busi e, vista la presenza anche di tanti rappresentanti delle istituzioni, già ha lanciato la palla per nuovi progetti che vedranno la riqualificazione dell’ex colonia Enel per la nascita di quella che ha definito «Casa Sollievo», dove le persone «possano trovare risposte ai loro problemi e ritrovare il sorriso».

Monica Gherardi – L’Eco di Bergamo

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