Serina - Giuseppina Somaschini, l’ultima testimone del delitto di via San Gregorio, l’omicidio più efferato compiuto nella Milano del Dopoguerra, è morta pochi giorni fa in una clinica milanese. La donna, che da tempo risiedeva almeno due mesi all’anno a Serina dove aveva una casa, proprio nel settembre 2006 era tornata a parlare di quel caso che sconvolse l’Italia, ricordato col nome dell’assassina, Rina Fort, la «belva di via San Gregorio». Fort massacrò a sprangate una mamma e i suoi tre figlioletti: uccise per gelosia, era l’amante del marito della vittima. Processata, fu condannata all’ergastolo. I funerali di Giuseppina Somaschini si sono svolti ieri a Monza. Numerose le persone intervenute al rito, che si sono stretti attorno ai familiari e amici di «Pinuccia» come veniva chiamata la pensionata che l’8 gennaio avrebbe compiuto 92 anni.

Era di casa in Valle Serina
L’ultima sua villeggiatura in terra bergamasca risale proprio alla scorsa estate: si era messa al volante della sua auto e tutta sola aveva raggiunto la sua casa di Serina, dove era assai conosciuta da residenti e turisti. Il suo nome rimane sempre legato a quel crimine compiuto il 1° dicembre 1946. Giuseppina Somaschini, suo malgrado, era stata testimone di una tragedia ormai consumata. Fu lei ad aprire la porta dell’appartamento di via San Gregorio scoprendo così l’efferato delitto.

Quell’immagine di corpi insanguinati se l’è sempre portata dentro e con questa anche tanti interrogativi. Primo fra tutti quello sull’autrice del delitto plurimo. «Rina non può aver compiuto quel massacro da sola - ci aveva detto -. Aveva un complice». E chi era? «Hanno interrogato centinaia di persone per quella vicenda. Se non l’hanno trovato fra loro, potrebbe essere ancora in giro. Ma chi può dire quanti anni aveva quel complice nel 1946 all’epoca dei delitti? Potrebbe essere ancora vivo, se allora fosse stato giovane, diciamo sui 25-30 anni».

Un regalo non gradito
Pinuccia aveva ricordato anche un gesto singolare accadutole mentre la Fort era in cella: «Quando era in carcere mi ha fatto avere a casa tramite un suo amico ciclista un regalo. Mio padre appena seppe che era stato mandato dalla Fort lo cacciò in malo modo. Aveva avuto un bel coraggio la Fort, ma anche il suo amico. Un gesto assurdo e insulso». Il caso Rina Fort è diventato lo scorso anno il titolo di un libro a fumetti. La casa editrice BeccoGiallo ha così riacceso l’interesse della gente verso la «belva» e la tragedia di via San Gregorio. Ora la morte dell’ultima testimone. Ma il mistero di quel massacro e di un complice introvabile resta sempre aperto.

Emanuele Roncalli - L’Eco di Bergamo