Addio al Camós Corde e scarponi per l’ultimo viaggio
-La Valle Brembana, San Pellegrino Terme Articolo letto da 513 Utenti - Pubblicato il 28 Dicembre 2007San Pellegrino Terme, folla ai funerali di Bruno Tassi Commozione tra alpinisti, autorità e amici. Fiori, istantanee delle escursioni in montagna e uno schermo per proiettare le sue spedizioni: la chiesetta di Ruspino ha accolto gli amici che in questi giorni di dolore sono andati a portare l’ultimo saluto a Bruno Tassi, 51 anni, il Camós della Valle Brembana, morto la vigilia di Natale in un incidente stradale a San Giovanni Bianco.
la chiesa gremita
In un’atmosfera di suggestivo silenzio, ieri pomeriggio si è svolta gran parte della cerimonia funebre: la gente, che ha gremito inverosimilmente la chiesa e lo spazio esterno, ha pregato in silenzio, con lo sguardo abbassato. Sulla bara, coperta con rose rosse e anthurium, gli amici hanno posato anche gli oggetti che Bruno aveva sempre con sé: caschetto, scarpe, giacca, l’indispensabile per un’escursione.
A rendergli omaggio oltre un migliaio di persone e tra questi doversi volti noti nell’ambiente dell’alpinismo: c’erano Simone Moro, Mario Merelli, il presidente del Cai Paolo Valoti, il presidente del Comitato Ev-K2-Cnr Agostino Da Polenza, Yuri Parimbelli, ma anche diverse autorità civili tra cui il sindaco e il vicesindaco di San Pellegrino Terme, Gianluigi Scanzi e Vittorio Milesi, il vicepresidente della Comunità montana Silvano Gherardi, il capogruppo degli alpini Giorgio Sonzogni. Il coro alpino «I figli di nessuno» e l’organo hanno accompagnato la cerimonia: «Non era un alpino – specifica il capogruppo Sonzogni – ma l’amore per la montagna lo aveva spinto a iscriversi come simpatizzante». «La morte di Bruno - ha detto nell’omelia il parroco di San Pellegrino Terme, monsignor Giacomo Locatelli - al di là del modo improvviso con cui è avvenuta, dovrebbe portarci a valorizzare la sua figura, a fare risaltare molti dettagli che hanno reso la sua esistenza colma di valori».
«Sono anni che conosco Bruno - racconta commosso Emilio Previtali, di Bergamo, grande amico del Camós -. Era una persona fantastica, che con la sua grande passione ha fatto molto più di tanti altri: nonostante fosse ruvido e avesse un modo istintivo di approcciarsi con gli altri, aveva la capacità di entusiasmare la gente. L’ultima volta che ho avuto la fortuna di vederlo è stato una decina di giorni fa, quando, di ritorno da un viaggio in Messico, dove ero andato per conoscere le montagne oltreoceano, Bruno e Simone Moro erano venuti a prendermi all’aeroporto e avevamo trascorso una bella serata insieme. Ogni volta che si era in compagnia di Bruno era sempre un bel momento».
una poesia per salutarlo
Il suggestivo silenzio che ha accompagnato la cerimonia funebre si è improvvisamente spezzato una volta al cimitero: coloro che avevano trattenuto l’espressione del dolore hanno lasciato sfogare le lacrime. Gli amici ancora una volta hanno accompagnato la bara e l’amico fedele, Simone Moro, ha accolto le condoglianze, sistemando alcuni oggetti personali (una bambola, una foto, attrezzi d’alpinismo) e dando il via ad un applauso al quale si sono uniti quelli di tutti i presenti. Al termine della funzione, prima del corteo verso il cimitero, il cugino di Bruno, Lorenzo Tassi, ha voluto salutare l’alpinista leggendo una poesia che lo stesso Camós aveva scritto.
«Era solito buttare giù qualche riga quando si trovava a riflettere in cima alle sue vette - ha spiegato Lorenzo - e ho scoperto che ha tenuto diversi piccoli diari dove appuntava le proprie impressioni, descriveva i momenti con gli amici o le escursioni, ma quello che colpisce è la profondità di questi pensieri. E in effetti una volta mi confidò che lui apprezzava moltissimo la gente della valle Brembana, la gente di montagna in generale, perché erano persone dedite al lavoro, volenterose. E anche lui, diceva, si considerava un montanaro, anche se un po’ fuori dai canoni per via di quei suoi pensieri profondi: “In un giorno d’inverno guardo le stelle, il freddo mi punge le dita, le galassie sono calde sirene che ci coccolano, ci scaldano, il loro sorriso è l’immensità di Dio”. Caro Bruno, adesso saremo noi a guardare la tua stella».
Silvia Salvi - L’Eco di Bergamo
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