San Giovanni Bianco – Ieri mattina, nell’abitazione di famiglia di , è morto a 83 anni Mario Giupponi, personaggio noto in Valle Brembana per la sua intensa e lunghissima frequentazione del mondo artistico vallare, in modo particolare della pittura. Giupponi è stato esponente di spicco nel panorama dei pittori brembani del secolo scorso. Ex partigiano, ha mantenuto fino all’ultimo l’amore per la pittura che aveva coltivato fin da giovanissimo, apprendendo l’arte del decoratore affinata anche in botteghe specializzate del settore in Svizzera.
È stato un autodidatta, anche perché il suo innato spirito di indipendenza e di voler sperimentare costantemente se stesso lo rendeva insofferente a qualsiasi influenza a lui esterna.


Non che sottovalutasse l’arte con la «A» maiuscola e i grandi dell’arte nei secoli, però amava studiare in proprio le grandi opere. Incappò come tanti altri coetanei nel conflitto mondiale, ma ben presto si diede alla macchia divenendo partigiano sui monti della Valle Taleggio, nella brigata Garibaldi, nella quale militò pure il fratello minore Bepi, poi conosciuto come «Fuì».

Concluse le ostilità, tornò alla vita quotidiana e alla sua arte di decoratore per particolari interventi. Lavori per i quali doveva pur ricevere un compenso che non era però prioritario: a lui interessava anzitutto la perfezione del lavoro, che aveva sempre un substrato di altruismo. Mario era infatti profondamente un buono. Nel contempo eccolo impegnato nella pittura con la partecipazione a tantissime mostre dentro e fuori valle, con opere sempre apprezzate, e ancora con la partecipazione al teatro che pure amava profondamente (fu regista dei Teatranti di San Giovanni Bianco). Un eclettico, dunque (fu anche apprezzato poeta dialettale), che da qualche estate era diventato un habitué del vialone delle piante di San Pellegrino, ultima o forse unica espressione della bohème artistica brembana.
Esponeva le sue opere ai bordi del viale, si sedeva su una panchina e stava a osservare i passanti, a raccogliere le loro impressioni. Una figura di altri tempi che nobilitava la vacanza della cittadina termale brembana. Non lo si è visto quest’anno perché il male lo aveva minato nel fisico, anche se non nella mente. E non lo si vedrà purtroppo più, ma di lui si conserverà sicuramente il ricordo dell’artista e dell’uomo buono.

L’Eco di Bergamo