Venerdì il racconto di Vincenzo Gamba. E una discussione sulla sicurezza. Ha pedalato per 7.500 chilometri, ha raggiunto Capo Nord ed è tornato a Bergamo, sempre da solo, sempre in bicicletta. Ha visto il sole di mezzanotte, ha visto il sole non tramontare mai, ha percorso i duri saliscendi dei fiordi, ha attraversato la pianura tedesca, i valichi alpini. E ne parlerà venerdì alle 20,30 a chi vorrà ascoltarlo nell’aula magna dell’Istituto Tecnico Commerciale Vittorio Emanuele II, in piazzale degli Alpini. Ma soprattutto Vincenzo Gamba parlerà del senso dell’andare in bicicletta, della sicurezza sulle due ruote, di quello che ha trovato in diversi Paesi, al di là delle Alpi.

E parlerà della sua esperienza di lavoratore pendolare ciclista, per trent’anni, da Ubiale a Bergamo e ritorno, ogni giorno, anche con la neve. E parlerà dei pericoli del traffico e di quanto poco basterebbe per evitarli, soprattutto in certi tratti della «sua» strada, quella della Valle Brembana. Così venerdì sera si vedranno le immagini di una pedalata epica, ma anche si ragionerà su come rendere gli spostamenti in bicicletta più diffusi e più sicuri.

Dice Gamba: «Per tanti anni sono andato a lavorare con la bicicletta, anche con la neve. Non me ne sono mai pentito perché andare in bicicletta ti rende migliore. La sensazione di autonomia, l’essere motore di se stesso, il non dipendere né da benzina né da corrente elettrica. La consapevolezza di non inquinare, di non contribuire al disastro ambientale del pianeta che ci ha generati tutti quanti perché se non ci fosse la Terra non saremmo qui a parlare. Questi elementi contribuiscono a dare un senso di serenità».

Ma come fare in modo che più persone possano apprezzare questa diversa filosofia dello spostamento? «Di certo offrendo maggiore sicurezza, per esempio indicando un “bordo ciclabile” sulle strade» dice Gamba. E continua: «Ma anche con un’azione di promozione, con una campagna di opinione in favore della bicicletta. Ma quanta gente usa l’auto a sproposito? Quanti per percorrere solamente un chilometro, due chilometri di strada? Spesso impiegando più tempo di quello che sarebbe necessario utilizzando una bicicletta… Un controsenso».

Il viaggio. Spiega Gamba, 56 anni, ciclista da sempre: «È stata un’avventura splendida. In origine dovevo fare in bici soltanto l’andata, sono salito fino a Capo Nord dalla Norvegia, sulla strada dei fiordi. Ma arrivato lassù ho cominciato a “scendere” in bicicletta attraverso la Finlandia. A parte i fastidiosissimi nugoli di zanzare un’esperienza interessante, molto diversa da quella della Norvegia. Ho conosciuto la gente Sami (che noi chiamiamo impropriamente lapponi), ho visto pascolare le renne, i tanti laghi di quella regione, i paesini deserti che sembravano abitati dai fantasmi. Allora ho chiamato mia moglie a Ubiale e le ho chiesto se potevo allungare il viaggio di venti giorni: sarei tornato in bici. E mia moglie ha capito e mi ha detto che andava bene».

E Vincenzo Gamba ha raddoppiato: altri tremila e cinquecento chilometri, altra sgroppata da Helsinki a Berlino, alla tragica Dachau fino al Passo di Resia e poi giù in Italia e quindi su allo Stelvio, ai 2760 metri del passo, con un fardello di venticinque chili sul portapacchi. E poi giù a Bormio e quindi di nuovo su da Morbegno lungo il passo di San Marco. Dice Gamba: «È stato il momento più emozionante di tutto il viaggio. Su al Rifugio di San Marco mi aspettava mia moglie e abbiamo dormito lì. Poi il giorno dopo è stata una lunga discesa verso Bergamo…».

Paolo Aresi - L’Eco di Bergamo