L’evento che vado esponendo, già pubblicato in un altro sito ma qui arricchito di nuovi elementi nel frattempo scoperti, si colloca nel periodo storico più buio e infausto di tutta la Storia italiana del XX secolo. Pubblicherò questa ricerca a puntate, sia perchè lunga e dettagliata, sia per lasciare sedimentare poco alla volta i numerosi elementi che la compongono sia per lasciare spazio a chi volesse intervenire. 4 ottobre 1944, un giorno come tanti, di inizio autunno, nelle nostre valli , dopo 4 lunghi anni di guerra con un pensiero sempre presente tra tutti: quello delle migliaia di giovani sparsi su quattro fronti di guerra e dei quali non si conosceva il destino. Vivi , morti, se vivi prigionieri ma dove. Quel giorno era particolarmente umido e nebbioso.

Dopo un mattinata ancora tiepida e soleggiata il pomeriggio portò nuvole basse, a mezza costa, coprendo le cime delle . Un aereo B 24 Liberator quadrielica dell’AAF ( American Air Force) giunto sulla verticale del monte di cercava un pertugio tra le nuvole dove scorgere i fuochi che i partigiani avevano predisposto sui prati sottostanti.

Due giorni prima radio Londra aveva comunicato in codice ai partigiani locali il segnale tantto atteso.
Un lancio si sarebbe effettuato di lì a 48 ore nei luoghi convenuti. I lanci degli alleati erano particolarmente benvenuti. Oltre a viveri, munizioni, documenti, essi paracadutavano soldi; carta moneta di Salò contraffatta ma di buona fattura, difficilmente individuabile anche da un buon cassiere di banca. Inoltre anche alcuni agenti segreti alleati avrebbero seguito il lancio paracadutandosi a loro volta.

I loro compiti erano variegati.
Addestramento, collegamento con agenti già sul posto, comunicazioni e preparazione degli obiettivi da trasmettere alle squadriglie di bombardieri per un successivo bombardamento.

L’autunno era già avanzato.
Si prospettava un inverno freddo e nevoso e le montagne di furono sempre un valido territorio per sottrarsi alla leva obbligatoria . L’ultima chiamata di leva coinvolgeva i nati del 1926, primo trimestre, nel contempo comminava la pena di morte ai renitenti secondo il bando Graziani ministro della guerra della Repubblica di Salò.
La cattura comportava la fucilazione immediata. A si era insediato un forte distaccamento del Ministero dell’Agricoltura e Foreste. A tal proposito mi sono sempre chiesto come mai il fascismo abbia sempre avuto una predisposizione ad insediarsi sulle rive di laghi o nelle vicinanze di fiumi. Non dimentichiamo che la sua ultima fine avverrà sul Lago di Como.

La sede della R.S.I. era a Salò, sul lago di Garda e luogo di cure termali.
San come sappiamo ospita altrettanto una fonte termale. Tutta la baldanza del fascismo degli arditi degli anni 20 troverà il suo epilogo presso le fonti termali. L’inciso è solo mio naturalmente ma forse trova delle corrispondenze nella realtà. La sede del Ministero delle Foreste a San aveva un particolare ipeso anche nella lotta partigiane nelle nostre valli. I rastrellamenti, i controlli fequenti sugli autoveicoli circolanti sulla di valle, le perquisizioni erano all’ordine del giorno. Le pendici dei nostri monti furono terreno ideale per esercitazioni prima, e per rastrellamenti dopo, delle guardie forestali coadiuvate dalla G.N.R ().
I tedeschi invece rimasero soprattutto nei grossi centri abitati di fondo valle.

Erano all’incirca le 21.30 e i motori dell’aereo proveniente dalla Seriana avevano già messo in allerta i vari gruppi di della XXIV maggio e di Giustizia e Libertà dislocati lungo le pendici del Monte di Zambla. Il pilota scopri quasi subito un pertugio sgombro di nuvole proprio sopra un fuoco di avvistamento e diede immediatamente l’ordine di lanciare il primo carico al successivo passaggio. Gli agenti speciali, già imbragati nel paracadute erano pronti al lancio.

Il successivo giro purtroppo fu vano.
Le nuvole avevano già chiuso il sipario sul terreno sottostante. Dal prato, sottostante poche centinaia di metri, i partigiani continuavano a ravvivare i fuochi, e scrutare il nero nero per scorgere i bianchi paracaduti. Quell’aereo proveniva da Brindisi liberata quasi un anno prima. Roma invece pochi mesi prima, in giugno. Tutti gli aeroporti del Sud Italia venivano utilizzati come base di armamento per operazioni belliche sulle città del nord.

Pendughet

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